Cerca

Chi definisce la normalità?

Aggiornato il: 29 nov 2020



La nostra vita é fatta di stereotipi, pregiudizi, etichette. Obbligati costantemente a seguire gli stessi noiosi schemi. Ci viene persino detto chi amare e come amarlo. Se non rispettiamo queste regole siamo malati.

Circondati da persone ipocrite e cattive. Che vogliono continuamente intromettersi nella nostra vita e dirci come viverla.

Ognuno di noi ha il diritto di essere libero. E quanto più, di amare chi più preferisce.


Nonostante negli ultimi anni si siano fatti degli enormi passi avanti nell’accettazione dell’altro, per molti é ancora difficile poter essere sé stessi. Si ha eternamente paura di essere giudicati. Di essere sbagliati.

Ed il coming out é ancora un passo difficile da fare. Nonostante debba essere naturale e semplice.


Simone Chessa ha 24 anni. Vive a Tissi, un piccolo paese della Sardegna di circa 2500 abitanti in provincia di Sassari. Con spontaneità e purezza ha voluto raccontarci la sua storia.

Ho capito di essere omosessuale in tenera età, non ricordo bene quando. Ma, se ci penso bene mi riaffiorano ricordi dei tempi delle elementari. Ricordo che giocavo spesso con le bambole e avevo un rapporto piuttosto strano con un mio amichetto. Giocavamo agli sposi e simulavamo i baci, ci piaceva travestirci e abbracciarci, e in quegli abbracci sentivo un’attrazione fisica particolare. Inoltre ricordo di provare attrazione per altre persone del sesso maschile già da quando ero piccolo, anche se non si manifestava in qualcosa di sessuale, dato che ancora non sapevo nulla a proposito.


Crescendo, ci pensavo sempre, ho iniziato a realizzare. Ma non volevo accettarlo.

Sentivo anche attrazione verso il sesso opposto, ma non in maniera sessuale, era più platonica come cosa.

Durante le medie, i miei amici avevano tutti la fidanzatina o il fidanzatino. Io non avevo nessuno. Sentivo la pressione. Era penetrabile. Dovevo cercare qualcuno anch’io. O almeno avrei dovuto iniziare a fare un po’ di esperienza.


Un episodio in particolare che ricordo è quando, durante i primi anni delle superiori, cercassi in una mia amica, la cavia per provare effettivamente la mia omosessualità. Ci baciavamo spesso e siamo arrivati ai preliminari. In quel periodo ho appurato che non provavo nessun tipo di attrazione sessuale nei confronti delle donne, anche perché sentivo fortemente un’attrazione sessuale nei confronti dei ragazzi.


Ho però sempre cercato di nasconderlo a tutti.


Poi, una mia amica si è confidata con me dicendomi di aver provato attrazione per una persona del suo stesso sesso.

La sua confessione mi ha liberato. Mi sono finalmente sentito in una zona protetta. Ho potuto finalmente essere anche io me stesso.

Mentre gliene parlavo piangevo. Mi vergognavo di quello che ero. Nonostante sapessi che l’omosessualità era una cosa normale. Ma non riuscivo a smettere di piangere e di sentirmi sbagliato.


La mia amica mi ha dato la forza e la sicurezza.


Da quel momento ho iniziato ad aprirmi con tutti gli altri miei amici. Anche con qualche cugina. Piangevo sempre. Ma, fare coming out mi alleggeriva.

Ho avuto la fortuna di trovare davanti a me persone bellissime, che mi hanno sempre ascoltato e capito. Non mi sono mai sentito giudicato. Mi hanno accettato per quello che ero. Non ho avuto nessun trattamento diverso. Dopo il coming out, ero sempre la persona di prima. Fa strano dirlo, perché una persona potrebbe pensare: “ perché saresti dovuto essere diverso?”. Purtroppo molte persone giudicano. Sono ignoranti e cattive. Hanno il potere di farti sentire diverso, sbagliato, malato. E l’aver trovato queste persone nella mia vita, mi ha fatto capire che non c’era niente che non andasse in me.

Con la mia famiglia é stato diverso.

Mia madre é stata la prima persona con cui mi sono confidato.

Avevo litigato con un ragazzo che frequentavo. Lei vedendomi triste mi ha chiesto cosa avessi.

Io sono scoppiato a piangere. E come un fiume in piena, le ho raccontato tutto di me. Non potevo più nascondermi. Tenere segreta la mia omosessualità stava diventando un peso che non ero più in grado di sostenere.


Mi sentivo libero. Ma non completamente.

Avrei dovuto parlare anche con mio padre e mio fratello.

Purtroppo o per fortuna non ce n’é stato bisogno. Mia madre aveva già parlato con loro.

L’unica volta in cui io e mio padre ne abbiamo parlato è stata quando mi sono lasciato col ragazzo che frequentavo e, vedendomi triste, mi ha consolato e rassicurato. L’unica volta in cui ho visto mio padre piangere e la cosa mi ha realmente fatto piacere. É stato rassicurante vederlo così.

Inizialmente mio fratello é rimasto scosso dalla cosa. Non aveva idea che io fossi omosessuale, sicuramente per via di inesistenti atteggiamenti effemminati.

Nonostante fosse incredulo, non ha esitato ad accettarmi e mi ha mostrato la sua totale tranquillità a riguardo.

Ho vissuto e vivo la mia omosessualità in maniera totalmente tranquilla. Probabilmente grazie alle persone di cui sono circondato, che mi hanno sempre accettato. Senza subire nessun commento negativo per la mia sessualità.

Però, ammetto di avere qualche blocco. Quando mi trovo in mezzo alla gente con il mio fidanzato evito effusioni amorose, per timore del giudizio.

Questo é perché ho dovuto assistere ad alcuni atti di bullismo, anche se non in prima persona.

Spesso in classe, i miei compagni insultavano chi era omosessuale. Insinuavano che anch’io lo fossi.


Nonostante tutto, mi ritengo fortunato. Ho un fidanzato grandioso al mio fianco. La sua famiglia insieme alla mia ci stanno accanto e ci vogliono bene. Così come i miei e i suoi amici.

Sono favorevole e felice che l’Italia abbia finalmente una proposta legge per contrastare l’omofobia, l’omotransfobia, la misoginia e l’abilismo. Qualunque persona merita di essere tutelata e protetta. E soprattutto, nessuno merita di essere discriminato.
Chiunque danneggia una persona emotivamente, psicologicamente o fisicamente merita di pagare.
Abbiamo bisogno di sensibilizzare, trasmettere il valore dell’uguaglianza. Anche e soprattutto nelle scuole. Perché é già da piccoli che bisogna imparare che siamo tutti uguali. Che non ha e non deve avere importanza se una persona é omosessuale, transessuale. É una persona. E come tale merita di essere libera. Libera da ogni pregiudizio, da qualsiasi discriminazione. Questa legge é solo un passo, ora tocca a noi fare l’altro.



Un consiglio che mi sento di dare a chi magari non riesce a dichiararsi é quello di parlare. Rivelarsi con qualcuno. Perché fortunatamente c’é sempre una persona che capisce, che ci può dare forza e aiutare. Ma soprattutto che ci permetta di aprirci e vivere la nostra sessualità in modo libero, come è giusto che sia.

Perché una persona deve sentirsi diversa? Vergognarsi di provare emozioni e sentimenti?

Chi definisce la normalità?

507 visualizzazioni0 commenti

©2020 by Il nostro blog. Grazia Scano