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Così all'improvviso


È sabato, approfitto del mio giorno di riposo per ritingere tutta casa. Guardo le pareti, sono fiera del mio lavoro! Prendo il secchio della tinta, uno strappo improvviso. Che male. Un mal di testa assordante. Non soffro mai di mal di testa. Magari é solo la stanchezza. Cerco di non farci caso, ma il mal di testa peggiora, diventa sempre più penetrante. É come se la mia testa stesse scoppiando, un dolore indescrivibile. Sono le nove di sera, prendo un antidolorifico e mi metto a letto. Credo sia la prima volta che mi metto a dormire così presto. Ma non riesco davvero a sopportarlo.


È domenica, sono le 6 del mattino, mi alzo un attimo per andare al bagno. Mi riaddormento. Apro gli occhi, guardo l'orologio sono le 9. Ok, ora posso alzarmi. Il mal di testa sembra essere andato via. Non riesco a muovermi. Che succede? Ho la parte sinistra del mio corpo completamente immobilizzata. Sono sola nella stanza, mio marito é al piano di sotto. Non riesco a chiamarlo. Sono tutta storta, e dalla mia bocca non escono che strani rumori. Sono ancora paralizzata. Tento di alzarmi ma cado in continuazione. In quei pochi istanti in cui sono in piedi mi vedo riflessa nello specchio. Non mi riconosco. Provo di nuovo ad alzarmi, ma non faccio che sbattere sul comodino. Dentro me l'inferno, la paura, la confusione. Che cosa mi sta succedendo? Questo non é il mio corpo!


Mio marito ha sentito il rumore. Dice a mio figlio di andare a vedere cos'é successo. Lui corre al piano di sopra, chiede che cosa mi succede. Non lo so, non riesco a parlare. Riesco solo a grugnire qualcosa. Chiama mio marito. Arriva lui di corsa. Mi solleva, vuole che rimanga dritta. Non ci riesco. Grida, cerca di scuotermi. Non capisce. Io neanche capisco. Arriva anche l'altra mia figlia nella stanza. Il mio figlio piccolo é letteralmente terrorizzato, mi guarda e corre via piangendo.

<<Chiamate mia sorella!>> Non faccio altro che ripetere questo. Ho bisogno di lei, adesso! Mia figlia tra una lacrima e l'altra la chiama, le racconta i miei sintomi: “ é un ictus,chiama l'ambulanza”.

Finalmente arriva mia sorella. La sua presenza mi tranquillizza. Averla qui, vicino a me in questo momento mi aiuta.

Lei e mio marito tentano di vestirmi. Io ho una forza addosso sovrumana. Il mio corpo é diventata la mia prigione e io, voglio liberarmi. Non ci riesco. É impossibile, non é il mio corpo, non sono io. Mi sento impotente. É una sensazione orribile. Non lo augurerei a nessuno!


Ecco, l'ambulanza. A bordo c'é fortunatamente un angelo. Il medico cerca di tranquillizzarmi. Mi fa domande, mi distrae. Mi fanno una flebo, e finalmente riesco piano piano a muovermi. Ho momenti di lucidità, sembra che mi rendo conto. Ma non ne sono sicura.

Arrivata in Pronto Soccorso, mi lasciano su una barella. Sono impaurita, ancora non ho realizzato. Finalmente arriva un medico! Mi visita. Ma dalla prima TAC non risulta niente. Mi fanno l'eco-doppler, risulta un'ostruzione carotidea del 80%.

Mi trasferiscono in un altro ospedale. Dopo qualche ora mi fanno un'altra eco: l'ostruzione ora é del 70%. Sono nel reparto di neurologia. Dalla risonanza e dall'eco si sono accorti che ho avuto un ictus causato da una dissecazione della carotide interna destra, l'arteria che irrora (trasporta/ conduce) il sangue al cervello.


Passano 3 / 4 giorni e la carotide si ricanalizza, quasi completamente.


Erano quasi increduli nel dirmelo. Solitamente una dissecazione carotidea necessita di un'intervento. E per la maggior parte delle volte, l'intervento non riesce.


Sono ricoverata. Intorno a me ci sono persone in condizioni peggiori rispetto alla mia. Una signora ad esempio, é rimasta paralizzata proprio da una dissecazione della carotide. Non posso buttarmi giù. Rido e scherzo con le mie compagne di stanza. Cerco di distrarle. Cerco di essere positiva, e di trasmettere a queste persone tutta la forza in mio possesso. Non smettiamo un attimo di parlare. Per un momento dimentico di quello che mi é appena successo.


Mio marito é super premuroso, mi viene a trovare a tutte le ore. Averlo vicino mi rassicura.


Anche i medici sono gentilissimi. Mi supportano tanto. Mi fanno stare bene, tranquilla.

È passata una settimana, dicono che sto meglio e posso tornare a casa. Finalmente, perché anch'io mi sento davvero bene.


Mio marito e i miei figli sono apprensivi, preoccupati. Non vogliono che mi affatichi. <<Devi riposarti>>. Me lo ripetono in continuazione, ma io sto bene. Quando loro sono fuori casa, cerco di tenermi sempre occupata. So che dovrei riposare, ma ho bisogno di muovermi.


É arrivato il giorno della risonanza. Mi trasportano con l'ambulanza. Mi preparo per la visita, sono tranquilla. Entro nella stanza. Mi prende il panico. <<Io là dentro non ci entro>>. Da quando ho avuto l'ictus ho paura degli spazi chiusi. Sono diventata tremendamente claustrofobica. Mi rifiuto di farla. <<Signora, non può andarsene! Ha prenotato e non so quando sarà nuovamente disponibile>>. Non mi importa, fatemi uscire da qui!


Strano, non sono mai stata claustrofobica, mai avuto paura degli spazi chiusi. Ora invece, ho paura di tutto quello che mi fa sentire in trappola!


Ritorno in ospedale. Il medico mi convince a fare la risonanza con mezzo di contrasto. Sempre in ambulanza, vengo trasportata fino ad un altro ospedale, mi somministrano un calmante. Adesso, mi sento pronta.

Dalla risonanza risulta una malformazione della carotide, il suo decorso non é lineare come dovrebbe ma é tortuoso. Lo sforzo ha causato l'occlusione dell'arteria e quindi ha fatto sì che il sangue non affluisse bene: un trauma da sforzo. Così l'hanno definito i medici


Non mi perdo d'animo. È un miracolo quello che mi é successo. Quando lo racconto nessuno mi crede, devo arrivare a mostrare la mia cartella clinica o mi prendono per pazza.

Arriva la notte e ho un po' di paura. Ho qualche brutto pensiero. Ho paura di svegliarmi la mattina, e non riuscire a muovermi. Ho paura di dover rivivere quell'orrenda sensazione. Al solo pensiero, mi sento soffocare.


Mia madre é in gita in Polonia. Al momento dell'accaduto non c'é. Fa rientro dopo una settimana. Corre a casa, mi chiede cosa sia successo. Mentre io ero in preda all'ictus, lei ha avuto una sensazione strana al cuore. Come un presentimento.


Continuo le visite, tutti i giorni per un mese devo andare all'ospedale per la somministrazione del farmaco. Quando sono in compagnia, mi sento tranquilla. Quelle rare volte però che sono da sola, provo un senso di inquietudine.


Ho perso 9 kg e questo mi rende già un po' più felice. Devo seguire una dieta, ma in realtà non ho proprio fame. Non ho mai dimagrito così velocemente.


Passano due mesi e mezzo, la neurologa vuole prolungare la malattia. Ma io mi rifiuto. Sto bene, voglio tornare a lavoro! Voglio rendermi utile. Il mio datore é incredulo, dice di prendermi altro tempo. Ma io non ho bisogno di altro tempo. Ho voglia di tornare alla normalità.

Riprendo con il lavoro, e piano piano riacquisto la mia quotidianità.


Dopo le prime visite provo un senso di paura. E se dovessi avere delle placche arterosclerotiche? Non ho mai avuto pensieri o preoccupazioni del genere. Non so che mi prende, non le ho mai avute. Ma ho paura di poterle avere ora.

Invece, nonostante sia una fumatrice non ho neanche una placca. Niente.

Sono in ospedale. Devo fare l'eco-doppler. E se l'arteria non si é risistemata da sola? E se invece ho bisogno di un intervento? Il mio cervello per un attimo si ferma. É innondato da pensieri strani. Per fortuna la neurologa mi tranquillizza. É tutto ok.

Mia madre é religiosa. Dice che é stato un miracolo. Anche i medici lo pensano. Mi ritengo fortunata. L'unica conseguenza reale é stata la memoria.

Infatti, dall'infarto ischemico ho avuto una lesione alla memoria. Me ne rendo conto. Dimentico qualunque cosa a distanza di secondi. Non mi ricordo. Non per distrazione. Questo mi mette un po' di agitazione. Ho paura possa influire nel mio lavoro. Questione di secondi e mi dimentico. É terribile! Sono stata in grado di togliere fuori una forza che neanche sapevo di avere. Non mi sono mai abbattuta. Certo, mi sono spaventa. Non capivo cosa mi stesse succedendo. Non riconoscevo il corpo come mio.

Ma per il resto, una volta arrivata in ospedale mi ero già dimenticata. In generale, sono una persona che non si butta giù, che non si ferma a pensare al negativo. Che reagisce, ruggisce. L'ictus é stato questo: una lotta, un combattimento che ho vinto.

Quel giorno é stato orribile. Ma fortunatamente lo ricordiamo con il sorriso. Scherziamo su come impedivo a mio marito e a mia sorella di vestirmi. Avevo una forza, una rabbia addosso incontrollabile. Lottavo contro me stessa. Per liberarmi da un corpo che non sentivo mio. Ridiamo per il bernoccolo causato dal comodino. Ogni volta che provavo a tirarmi su, cadevo. Addirittura i miei figli provavano a tirarmi su, a reggermi. Ma era impossibile. Tante cose successe quel giorno le sto scoprendo ora. Non ero sempre lucida. E anche quando lo ero, non lo ero del tutto.

L'importante però é questo: ricordarlo con il sorriso, e poter raccontare di quel giorno come un miracolo.


Ora scusate, ma ho un prato da zappare! Giusto per non fare sforzi...


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