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Ho una storia da raccontare

Aggiornato il: mar 8

Mi chiamo Daniela ho 47 anni ed una storia da raccontare, la mia.



Non avevo mai sentito parlare di alopecia. Mai fino ad oggi.

Siamo nell’anno 2000. Ho tanti, troppi capelli. Sono lunghi e ricci. Inizio a notare che qualche capello cade. Vabbè é normale, penso. In realtà, quello che stava per iniziare sarebbe stato un processo irreversibile. Iniziano a cadere a ciocche. Si assottigliano. Ogni giorno sempre di più.

Decido di tagliarli. Magari si rinforzano. Almeno lo spero. Invece no. Passa pochissimo tempo e noto che nel mio cuoio capelluto c’é qualcosa che non va. Non perdo tempo. Mi rivolgo immediatamente ad un centro dermatologico.

La diagnosi é: alopecia areata da stress. Mi focalizzo sulla parola stress.

Stress. Stress. Stress. Stress é la parola magica che sembra uscire fuori dal cilindro del prestigiatore quando non si sa che risposte dare. Io penso di essere la testimonianza che un forte stress può innescare un meccanismo al quale probabilmente ero già predisposta.

Non ho avuto il tempo di elaborare la diagnosi. Che, in un attimo mi sono trovata a combattere contro un diradamento pressoché totale di capelli e sopracciglia. Il mio stato emotivo ha iniziato a precipitare subito dopo. Non avevo paracadute.

Le cure non hanno fatto l’effetto desiderato. Non nell’immediato. Mi guardo allo specchio e non trovo più tracce di me. I miei capelli, i miei riccioli scuri non ci sono più e io con loro.

Giorno dopo giorno la mia voglia di fare una qualsiasi cosa inizia a calare. Ho vergogna. Voglio solo nascondermi. Dietro mille scuse pur di non mostrarmi. La mia autostima é in caduta libera.

Ognuno di noi si identifica con l’idea che ha di sé stesso. La mia, non esiste più.

Lacrime. Uno tsunami di lacrime. Non riesco. Non voglio accettarla. Non accetto la mia “nuova” me. Non accetto di avere l’alopecia come compagna di vita.

Poi, piccole consapevolezze. Quasi consolatorie all’inizio. Per diventare convinzioni nel tempo. Mi ripeto a me stessa tutti i giorni le stesse due frasi.

“Avresti potuto perderli per una malattia ben più grave”. “ Tu non sei i tuoi capelli”.

Lo ripeto con convinzione. Per darmi la forza di reagire. Di accettarla e di accettarmi.

Non ne parlo mai. Non mi piace farlo. Se non ne parlo é un po' come se lei non ci fosse. Come se io non dipendessi da lei. Non ne ho parlato mai. Con nessuno. Fino a quando non ho potuto evitarlo.

Sono quasi senza capelli. Sento gli sguardi addosso. Anche quelli che magari sono rivolti altrove.

Passa qualche anno e i capelli ricominciano a crescere. Non sono quelli di prima. Sono molto meno. Ho bisogno di riappacificarmi con me stessa. Inizio ad usare delle extension con le clip per infoltire. Almeno con queste addosso posso provare a ritrovare un po’ della femminilità perduta.

Gli anni passano. Ed io, ho imparato a riderci su, a fare ironia. Ma soprattutto, a rendermi conto di quanta leggerezza e insensibilità ci sia dietro ai commenti sull'aspetto di una persona. Sia che riguardi i capelli, un naso, o una caratteristica fisica.

Nonostante sia riuscita ad accettarla nella mia vita. L'estate mi ricorda ogni anno quanto lei possa ancora farmi del male.

Il momento peggiore infatti é sempre stata l'estate. I bagni al mare, i capelli bagnati non mentono, sono pochi e si vede.


Approcciare a questa malattia con serenità non é semplice, puoi razionalizzare, certo, ma emotivamente cambia qualcosa. Detto ciò, credo in quello che dice la scienza. Ovvero che la componente stressogena sia compromettente. L’aggravante di qualunque patologia. Credo fermamente, anche in virtù del lavoro che ho scelto, che un'alimentazione adeguata con alimenti che riducano l'acidosi corporea e il livello di ossidazione siano fondamentali. Io ad esempio, integro costantemente con piante e minerali così da sostenere l’organismo. Il tutto consapevole che daranno un contributo ma non una"cura". Le cure, qualora si possano fare, sono farmacologiche. Aspetto e seguo gli studi giapponesi sulle cellule staminali e spero in un futuro senza lozioni, senza parrucche e senza turbanti se non quelli che scegliamo per ornarci e non per nasconderci.

A distanza di 20 anni dico a tutte le donne ciò che ancora dico a me stessa.

“Non siamo i nostri capelli, siamo molto di più. Ognuna di noi con la sua personale e unica bellezza”.

Sono Daniela e questa é la mia storia.


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