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Il mio Camino



Non so da dove iniziare. Spiegare il Cammino di Santiago é difficile.


Mi sento divorato dai miei mostri. La mia vita é fatta di paura. Paura di morire. Questa paura non va mai via anzi, mi soffoca. Si é impadronita di me, della mia vita, del mio essere. All'inizio non sapevo cosa fosse. Non sapevo definirla. Poi ho imparato a darle un nome, era la stramaledetta ansia.


Ho deciso di rimboccarmi le maniche. Voglio migliorare. Non voglio avere più paura. Mi sono ripromesso di imparare a gestire la maledetta.

Ho iniziato un percorso psicoterapeutico. Ora ho una persona che mi capisce, che non mi giudica, che mi consiglia. Con lei mi confido. Entriamo passo a passo nella mia testa.


É ottobre. La mia psicologa mi parla del Cammino di Santiago. Secondo lei mi farebbe bene. Ne ho sentito parlare. Dev'essere bello. Camminare, vedere, conoscere posti nuovi, nuove persone. Nei primi minuti scatta in me un senso avventuriero. Già mi ci vedo con le scarpe da trekking e la mia telecamerina. Pronto a filmare l'esperienza. Poi all'improvviso la maledetta assale i miei pensieri. Inizio a farmi una marea di domande. E se mi annoio? Cosa farò tutto il tempo da solo? E una volta che finisco una tappa? E se sto male? La psicologa mi tranquillizza. Insiste. Dice che mi farebbe bene. Non so non mi sento del tutto convinto. Torno a casa ne parlo con la mia fidanzata. Lei é un po' spaventata all'idea. Io sono una persona molto impulsiva. Lei teme che me ne possa pentire. Teme che non ci abbia ragionato abbastanza. Ma più ne parlo, più mi sento sicuro. Rimandiamo il Cammino ad aprile, tempo che mi organizzo con il lavoro. Ho una strana sensazione. Uscire dalla monotonia che mi sono costruito mi terrorizza. Vado a dormire. Continuo a pensare al Cammino. Il mio cervello si concentra solo su quello. É mattina, apro gli occhi. Parto tra due settimane. Non voglio rimandare ulteriormente.


Ho due settimane prima di partire. Non voglio che il mio Cammino possa essere influenzato. Mi informo poco. Devo farcela da solo. Senza l'aiuto di nessuno.


Inizio a comprare tutta l'attrezzatura necessaria. Magliette, scarpe, zaino. Qualunque cosa mi possa essere utile. Compro i medicinali. Quelli non mi devono assolutamente mancare. Ho una vera e propria valigetta del pronto soccorso. Soffro di ipocondria quindi non mi posso trovare senza medicinali. E se mi viene mal di testa? Mal di pancia? E se mi vengono i calcoli?


É il giorno della partenza. Occhiali da sole. GoPro, e attrezzatura varia. Sono pronto per partire. Mio fratello mi accompagna all'aeroporto. 2 ore e mezza di silenzio. Non riesco a spiccicare parola. L'ansia, la maledetta, inizia a farsi sentire. Prendo l'aereo. Arrivo a Madrid. Attacco di panico. Prima di riuscire a prendere il treno é passato un po'. Momenti terribili. Mi faccio coraggio. Prendo il treno. Durante il tragitto sono combattuto con me stesso. Non faccio che domandarmi che cazzo stia facendo. Non sono pronto. Non sono il tipo giusto per fare questi viaggi. Che cazzo faccio? Devo tornare indietro. Sono lì in treno, con lo sguardo spento. Il muso attaccato al finestrino. Nella mia testa é in corso una guerra. Non so come affrontarla. Sono letteralmente diviso in due. Me e la mia ansia. Arrivo a Leòn. Ho ancora davvero tanta ansia. Non riesco a trovare l'hotel. Mi sento toccare. É un uomo di nome Felix, molto gentile. Mi ha visto in difficoltà e mi vuole aiutare. Mi accompagna al mio hotel. Mi parla del Cammino. Mi chiede di andare a cena con lui. Accetto.


Andiamo a mangiare un panino. Ho famissima. Mi ordino un hamburger ed una sprite. Ma il mio corpo si rifiuta di mangiare. Nonostante la fame ho un blocco.

Cerco di sminuire la cosa. Magari é solo l'adrenalina del viaggio.

Felix, mi guarda mi tranquillizza. Ma mi ricorda che devo mangiare. Domani inizio il Cammino e non posso iniziare a stomaco vuoto. Questo ragazzo sembra mi conosca da sempre. Mi consiglia, mi consola. Mi parla del Cammino, del grande passo che dovrò fare. Lo guardo stupito. Lo conosco appena eppure é riuscito ad entrare nella mia testa. A capirmi.

Mi regala una collana ed una conchiglia. Lo ringrazio. Lui dice che questo é il suo Cammino, aiutare gli altri.


Torno in camera. Provo a dormire. Ma non ci riesco. Mi muovo in continuazione. Chiudo gli occhi per sole due ore.



Inizia il mio Cammino. É mattina. Ho la mia videocamera con me. Sicuro di filmare ogni dettaglio. Mi sento un reporter. La videocamera diventa i miei occhi.

Scarpe appese su un filo, ed ancora scarpe sulla pietra. Quelle scarpe urlano: ce l'ho fatta, ho fatto il Cammino. Le famose frecce del cammino disegnate sulle rocce, ovunque, per indicarti la strada. La prima tappa dura 24km. Torno a casa stremato. Ma davvero sorpreso dalle bellezze che ho visto. Ed é solo l'inizio. Penso che ci sia davvero un po' di magia.



In ogni tappa ci sono diversi ostelli. Nella mia stanza siamo in 8. C'é chi russa, chi puzza. In un altro momento mi sarebbe interessato. Ma oggi no. Sono talmente stanco, che non mi importa di niente.

Sono coricato nel letto, cercando di recuperare le forze e la sensibilità ai piedi. Mi squilla il telefono. É Felix.

Mi chiede dove sono, mi raggiunge. Percorre 25km in moto. Si preoccupa per me, se ho mangiato. Non sono riuscito ancora a mettere niente nello stomaco. Ho sempre quel blocco. Mi invita a cena. “Hai bisogno di mangiare, devi mangiare”. Mi lascio convincere quasi sicuro che non riuscirò a mangiare niente. Mi regala un'altra conchiglia, la lego sullo zaino. Sarà il mio porta fortuna. Lui é un angelo custode. Non sono credente, affatto. Ma lui é lì, arrivato dal niente. Pronto per motivarmi, aiutarmi, sostenermi. Lui é il primario del reparto di terapia intensiva. Questo mi fa stare sereno. Se dovessi star male, lui saprebbe come aiutarmi. Non gli ho mai parlato della mia ansia, della mia ipocondria. Non provo vergogna. Ma é una cosa di cui non parlo mai, fatico a dirla. Non so perché.


Vado a dormire sereno. Sto imparando a gestirla.


Inizia la seconda tappa. Ed iniziano i problemi. La maledetta si sveglia prima di me.

Mi sveglio pieno di dolori. É normale penso, anche dopo una partita di calcetto sono sempre a dolori. Ma oggi dovrò percorrere quasi 30km con questi dolori, e con la maledetta.

Butto via la telecamera. Ho capito che non devo filmare niente. Non é questo il tipo di viaggio che devo affrontare. Non sarò un reporter, non intervisterò nessuno. Il mio é un altro tipo di Cammino. La mia compagna di viaggio é la peggiore che si possa avere: l'ansia.


Il mio corpo mi sta dando degli allarmi. Finti o veri? Ho le fitte. Soffro di calcoli renali. E se mi venissero durante il Cammino? E se dovessi star male disperso in qualche stradina? A volte puoi percorrere fino a 10km senza trovare un chiosco, un ostello o la bancarella della frutta e verdura. Continuo il Cammino. Assalito da tutti questi pensieri, da tutte queste paure. Poi, un'altra magia. Conosco una coppia di rumeni che lavorano in Italia. Hanno due zaini enormi. Giganti. Saranno pesantissimi. Loro sono vestiti con delle scarpe da ginnastica leggere, sicuramente non molto adatte. Una tuta ed una felpina. Sono vestiti di umiltà. Io invece ho speso i milioni per poter comprare tutta l'attrezzatura necessaria. Li guardo trasportare tutto quel peso. Hanno una casa nella loro schiena, non uno zaino. Loro hanno percorso già 400km. Li guardo felici. Non hanno bisogno di nessuna costosa attrezzatura. Inizio a pensare. Se loro ci riescono, perché io non dovrei riuscirci? Cos'ho in meno a loro? Devo superare i miei limiti. Me lo ripeto. Mi convinco di questo. Mi aggrappo a loro come ti aggrappi ad un salvagente.


Guardo lui. Lo osservo. Mi rivedo in lui. Anche lui soffre di ansia proprio come me. Non ne parla. Non ce n'é stato bisogno. Tutte le sue preoccupazioni sono rivolte alla moglie. Ha paura per lei. A differenza mia. Io riesco a essere forte per gli altri e non per me.

É una persona calma. Sembra che mi abbia letto dentro. Per tutta la durata della tappa, lunga quasi 30km mi parla di un libro, come se parlasse di me.


Continuo il mio cammino con loro. Sono riusciti a mettermi la tranquillità di cui avevo bisogno. Ci capivamo con uno sguardo, o con un semplice gesto. Ognuno di noi sapeva quando prendersi il suo spazio. Percorrevamo i km insieme, ma eravamo soli. Ognuno nel suo cammino.


Camminando per quei percorsi vedo bancarelle di frutta di ogni tipo. In una c'é una frase che mi ha colpito molto: la chiave dell'essenza é la presenza.


Siamo ad Astorga. Il mio umore é come un'altalena. Va su e giù. Ho paura di non farcela. Questa é una tappa massacrante, mi sento sfinito ma sono sereno. Qui, ho trovato tutta la pace che la mia mente richiedeva. Rimango ore seduto su una panchina, fisso il vuoto. Davanti a me ho una chiesa. Mi mette serenità, non so perché.

La maledetta é lì, pronta a farmi visita di nuovo..


L'appetito non torna. Faccio qualche morso, ma niente di che. Lo stomaco sembra non voglia più aprirsi. É come se avessi un mattone dentro. Ceno sempre da solo. Non voglio che qualcuno mi veda così, che si accorga che non mangio, che mi faccia domande o che mi spieghi quanto sia importante mangiare. Perché lo so, ma non ci riesco. Il mio corpo si rifiuta di ingerire cibo. Mentalmente mi sento distrutto. Mi metto a dormire. Penso alla mia fidanzata mi manca tanto.



La prossima tappa é dura. Devo arrivare a Forcebadòn. Ma, la mia testa é in blackout. Fuori gioco. Andiamo al bar per fare colazione e comprare l'acqua. Tutti ordinano, chi il croissant, chi il caffé. Io invece niente. Sono completamente assente. Non posso continuare. La maledetta é tornata. Ed é più forte che mai.

Non riesco a muovermi. Penso solo che non posso farcela. Sono stanco, distrutto mentalmente. I miei amici mi guardano un po' perplessi. Loro stanno andando a continuare il cammino. Gli spiego che non posso continuare. Li abbraccio forte ed inizio a piangere. Loro non insistono, non mi giudicano, mi capiscono.

Il barista mi guarda da tempo. Mi sorride.

I suoi occhi esprimono rispetto. Sono lì da più di un'ora e non ho ancora ordinato niente. Ma a lui non sembra importare. Sembra capirmi, solo con uno sguardo.

Io sto crollando. Compongo il numero della mia fidanzata sul telefono. Piango, mi sfogo. Lei cerca di rassicurarmi e darmi forza. Io é come se non l'ascoltassi. Ho paura. Sono solo. Mi sento rinchiuso in questo incubo, senza via d'uscita. L'aeroporto di Santiago é a 300km da qui, quello di Madrid a 500. Devo prendere un taxi o un bus. Il mio corpo é bloccato, fermo. Sta cedendo. E se muoio? Non c'é guardia medica. Sarà impossibile soccorrermi. E mentre la mia fidanzata parla, la maledetta si é impossessata della mia testa. La controlla e la manovra a suo piacimento. Io ora dipendo da lei.

La mia fidanzata cerca di supportarmi. Mi dice di stare tranquillo, sereno. Di riposarmi, recuperare le forze e ripartire. Io le chiedo scusa, perché non ci riesco. Sento che sto fallendo. Ma prenderò un taxi e tornerò a casa. Non sono come gli altri...


Chiudo la chiamata. Incrocio lo sguardo del barista. Lui continua a sorridermi. Distolgo lo sguardo. Ho una banana in tasca. La prendo e la schiaccio come se fosse una bottiglietta di plastica. Sfogo tutta la mia rabbia verso me stesso in quella banana. Prendo la buccia, mi dirigo verso l'uscita per gettarla nella mondezza. Vado verso un albero. Mi isolo. Ed inizio a piangere. Poi, ad un certo punto mi sento chiamare. Hey. Mi giro, é un uomo con i capelli lunghi. Sembra un motociclista. Rimango spiazzato. “Dici a me?”. “Si tu, vieni qui.” Vado verso di lui. Mi guarda, e mi dice:” Pensi che chi viene qui non abbia il cuore spezzato? Chiunque venga qui, a fare il cammino di Santiago ha il cuore spezzato. E tu devi farcela, perché ti renderà migliore.” Mi regala una collana con una pietra. Devo baciare la pietra ogni volta che mi sento perso e lei, mi darà la forza necessaria per continuare il mio Cammino, per vincere la mia sfida. Lui, le sue parole mi stanno entrando dentro la testa. So che una pietra non mi darà la forza. Non sono scemo o pazzo. Poi mi stringe forte. Tutto cambia. Mi volto, prendo le mie cose ed inizio a correre. Mancano 16 km. Mi sento una Ferrari. Chiamo i miei amici gli dico che li sto raggiungendo. Ascolto Bob Marley. Non so perché ora ho tutta questa forza, questa grinta. So, che quell'uomo mi ha dato la carica giusta per ripartire più forte di prima. Quella pietra la tengo sempre con me. E quando sento di averne bisogno, la bacio.


Raggiungo i miei amici. Sono in cerchio. Pronti per mangiare. Sembra una festa. Mi sento felice. Soddisfatto di me stesso. Imbattibile. Continuiamo la serata così tra mille risate. Per un attimo ho dimenticato le mie paure, la mia ansia. Questa é stata la tappa più bella, più brutta, più forte ed emozionante che abbia fatto. Stavo crollando, sono caduto e mi sono rialzato. Non so chi era quell'uomo. Il suo abbraccio, il suo sostegno.

Fino ad ora ho conosciuto le persone giuste per me. Ognuno di loro mi ha consigliato, mi ha aiutato ad andare avanti.



Quando cammini non ti preoccupi del freddo o del caldo. Sei troppo preso dai discorsi con te stesso. Senti solo i passi delle persone. E dei tuoi pensieri. Buen Camino. Un augurio che devi augurare a qualunque persona incrocia il tuo cammino. C'é chi si affaccia dalla finestra della propria casa per augurartelo. Buen Camino.


Mi sento forte per affrontare la prossima tappa. Pieno di vita. Ho iniziato ad apprezzare finalmente il paesaggio che mi circonda. Inizio a scattare foto. A stupirmi dello spettacolo che mi riserva la natura. Un posto magico.



Conosco dei ragazzi italiani mi hanno soprannominato il ragazzo con la Ferrari nei piedi. Conosco dei signori di mezza età spagnoli. Passo con loro molto tempo. Mi insegnano l'umiltà, la bellezza di accontentarsi.

La sera invito tutti a cena, a mangiare. Arriviamo nel ristorantino. Ordino l'hamburger. Questa volta lo mangio tutto. Con un morso lo divoro. Sono finalmente felice.


Durante il Cammino pensi a tutto. Ti rivaluti, ti giudichi. Ti metti in dubbio.

Passo dopo passo ho iniziato ad acquisire fiducia in me. Ho iniziato a guardarmi con altri occhi. La paura di essere giudicato mi ha sempre bloccato, ne ho sempre fatto un problema. Avevo bisogno di conoscere queste persone, perché mi hanno fatto capire che sono anch'io una brava persona.


Siamo a la Cruz del Hierro da qui si vede tutto. É uno dei luoghi più significativi del Camino de Santiago, si trova a 250km da Santiago di Compostela. In questo luogo così importante i pellegrini sono soliti lasciare un loro oggetto personale. Qualcosa che abbia significato tanto. Altri invece depongono una pietra che hanno trasportato dall'inizio del loro Cammino. Io ho lasciato l'adesivo del mio ristorante. Per me é stata una vera e propria impresa, in cui ho potuto dimostrare a me stesso chi sono. É il posto che mi ha fatto togliere più soddisfazioni in assoluto, in cui ho dato tutto. Ma soprattutto, ho lasciato quell'adesivo per rappresentare il punto di una nuova ripartenza. Per lasciare il segno del cambiamento. Per promettermi di stressarmi di meno, di migliorarmi nel gestire la mia vita.


Durante il percorso trovi sempre delle pietre che ti indicano la distanza per Santiago. Io mi stavo avvicinando. Stavo per vincere la mia sfida.

Almeno così pensavo. Mi sveglio la mattina. Non riesco a camminare. Ho le caviglie gonfie e la tendinite. Rimango a letto a chiedermi se ho fallito. Poi ragiono. No, non ho fallito. Non ho camminato ma ho lottato con la maledetta. É stato un combattimento fino all'ultimo round. Sono nel letto da 4 ore, con il mal di testa, con i dolori fisici. Mi rivolgo a lei, alla maledetta. Ti rispetto, ma non ti temo.

Prendo il taxi. Riparto per la prossima tappa. Mi faccio lasciare nell'ostello. Continuo a chiedermi se abbia fatto bene.


Ho rinunciato? Non lo so, so solo che non ero in grado di camminare. Non riuscivo a piegare le ginocchia. Ogni parte del mio corpo mi faceva male. Provavo dolore ovunque. Non ho fallito, non ho rinunciato. Sto solo male.


La mattina seguente riparto. Mi sento riposato. É bellissimo. Passo tra i campi. Ci sono mucche, cavalli.. C'é la bellezza della terra.

Mi ritrovo senz'acqua. Ecco che la mia ipocondria prende possesso di me. E se mi vengono i calcoli renali? In mezzo ai monti appare una signora anziana. Mi invita ad entrare in casa. Mi offre una piadina e dell'acqua. Lei é un altro angelo trovato per caso. Siamo in Galizia e il suo spagnolo é più difficile da capire. Ma l'ascolto affascinato. Il mio fisico regge, ma la mia testa é in una montagna russa. Raggiungo i miei amici. Inizia a diluviare. Prendiamo il taxi. Andiamo in un rifugio. Qui regna la pace. Ci sono delle pietre con delle scritte, in una: le cose belle succedono solo a chi le cerca. C'é tutto quello di cui abbiamo bisogno. Un punto di appoggio. Pieno di fiori. Un posto per stare insieme, rilassarci. C'é chi suona la chitarra, chi chiacchiera, chi si riposa. É rilassante. Si trova nel nulla. E l'abbiamo trovato dal nulla, dopo solo 10km di cammino.

E qui capisco, il Cammino di Santiago non é la fine, é solo l'inizio.


Qui ho trovato una famiglia. Qui, ho riscoperto me stesso.


Il mio corpo se non cammino sta male. Penso a quanto coraggio ci vuole ad affrontare questo viaggio. Perché il cammino é un viaggio dentro sé stessi.

Mancano 3 tappe. Più o meno 100 km a Santiago.

Questo cammino mi ha aiutato anche a capire l'altruismo, il rispetto verso l'altro. Ad apprezzare la semplicità delle cose.

Incontriamo una ragazza, ha difficoltà a camminare. Decidiamo di concentrare il nostro Camino per lei. Per aiutarla. É la prima volta che rimaniamo tutti insieme, che percorriamo la strada insieme.


Si sta avvicinando la fine. La prima parte é frenetica. Non sai se farlo, hai paura di farlo. Poi si avvicina la fine, e non vuoi che arrivi. Sembra che il tempo sia passato troppo veloce. É volato. Nonostante la sofferenza. Vorrei ripercorrerlo da capo.


Andiamo a mangiare in un ristorantino. É tutto a base di pesce. Sono dal 2011 che non mangio il pesce. All'epoca l'avevo scambiato per allergie alimentari, non avevo capito che in realtà erano iniziati gli attacchi di panico. Non sono riuscito a mangiare niente se non un po' di insalata. C'era il polpo come piatto del giorno, tipico della zona. Non ho avuto la forza, il coraggio di assaggiarlo. Avevo paura che potessi star male. Sto arrivando e non posso permettermi di star male.


É mattina. Dopo la colazione iniziamo gli altri 20km di camminata. Il coraggio non sta nell'iniziare il Camino de Santiago, ma scegliere giorno dopo giorno di continuarlo.

Ultima tappa. 19Km a Santiago de Compostela. Cammino senza rendermi conto neanche di quanti km stia facendo. Sembra che sto volando. Il mio Cammino sta finendo. E non so, quanto voglio che finisca. Mancano 5 km. Mi chiama mio fratello, mia madre sta male, é all'ospedale. Prima di quel momento ero carico, energico, felice. Ho iniziato questo viaggio per combattere contro le mie paure, le mie ansie, i miei mostri. Questa notizia mi scombussola. Inizio ad entrare in panico. É iniziata la lotta.

Riesco finalmente a rintracciare mia madre. Sta bene. Chiacchiero con lei. Le do qualche consiglio che ho imparato durante il Camino. Mi fa bene sentirla.


Chiudo gli occhi. Penso al cammino fatto finora. A cos'ho provato. A quello che é successo, a cosa ho imparato. A chi sono diventato.

Li riapro, mi ritrovo la scritta Santiago davanti agli occhi. Eccomi. Mancano 100 metri alla Cattedrale. L'adrenalina sale. L'emozione mi avvolge. Ce l'ho fatta. Sento la cornamusa. Un'emozione incredibile. Talmente forte che é difficile da raccontare.


Ho vinto la mia sfida. Ho raggiunto il mio obiettivo. Dovevo morire, invece sono vivo. Forte. Mi sento bene, felice. Sono sicuro e consapevole di non aver sconfitto la maledetta ma lei ora, ha a che fare con un uomo più forte. Grazie di tutto Camino, mi hai insegnato tanto.


Mi sento nuovo, diverso. Migliore.


Ora, iniziano i festeggiamenti. Mi sento libero. Festeggio con i miei amici che mi hanno accompagnato in questo percorso. Siamo alla feste del Camino. É un raduno di pellegrini. Ho ritrovato tutte le persone che ho incontrato durante il cammino. Magari ad alcune le avevo solo sorriso, ad altre solo detto Buen Camino. Ora invece le abbraccio forte. Ce l'abbiamo fatta!


Torno a casa. Ad accogliermi la mia fidanzata. La stringo forte a me. Mi é mancata come l'aria. Oggi inizia la mia nuova vita. Ritornerò a fare il Camino.

Ringrazio ogni persona conosciuta, ognuna di esse é stata fondamentale per me. Ognuna di loro mi ha insegnato qualcosa. Ringrazio me stesso, per avercela fatta. Anch'io sono come gli altri. E forse, posso essere anche migliore.


Devo ancora migliorare, cambiare. Ora però, sono a pronto a farlo.



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