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Il mio secondo Tempo

Aggiornato il: mag 25

Mi chiamo Alessandra, ho 19 anni frequento il Liceo Linguistico. Quest'anno é l'anno del diploma! Non ho hobby particolari. Ho giocato a pallavolo fino all'anno scorso, ho smesso per problemi con l'allenatrice. Amavo giocare, era un bel modo per sfogarmi.

Durante la seconda media arrivarono a scuola un team di medici. Iniziarono a fare dell'ecografie a noi studenti. Dalla mia ecografia risultarono dei noduli. Un malfunzionamento delle ghiandole della tiroide. Fu strano. Prima di allora non avevo avuto alcun sintomo, stavo bene!

Le cause del cancro alla tiroide non sono ancora ben note. Probabilmente il mio era legato ad un fattore genetico. Mia nonna paterna aveva avuto dei problemi, le dovettero asportare la tiroide, e così anche mia madre.

Scoprì di avere un tumore maligno alla tiroide. A distanza di pochi giorni, anche mia madre scoprì di avere un tumore. Il suo però, era al seno. Fu uno calcio allo stomaco.

I medici mi spiegarono tutto in maniera semplice, attraverso degli esempi cercavano di farmi capire la gravità della situazione. In ospedale, mi sentivo amata, coccolata. Gli infermieri mi chiamavano pupa. Il loro approccio con me era familiare. Da loro ebbi un grande sostegno. Con mia madre ci davamo forza a vicenda. Facevamo le visite insieme, persino i pre-operatori. Ci operammo a distanza di due settimane. Nella sfortuna, siamo riuscite a condividere insieme il dolore, la malattia. Ci davamo supporto, ci aiutavamo. Nessuna delle due poteva crollare. Doveva farcela per l'altra.


Come prima reazione crollai in un mare di lacrime. Il pianto é la reazione più banale, ma inevitabile. Almeno all'inizio. Mi ero chiusa in me stessa. Mi chiudevo in bagno da sola e piangevo. Poi iniziai ad informarmi su internet. E piano piano iniziai ad accettarlo.


Non mi dovetti sottomettere a radio o chemio, ma dovetti sottopormi ad una terapia con iodio radioattivo. Durante il trattamento rimasi ricoverata una settimana in ospedale.

Ero monitorata 24 ore su 24.

Una volta a casa, non potevo avere contatti con nessuno perché ero radioattiva.

Mia madre invece dovette fare la chemioterapia. Vidi mia madre perdere i capelli, le sopracciglia. Decisi che era arrivato il momento di ringhiare. Dovevo buttar fuori tutta la forza possibile.

La vita andava avanti e non potevo perdere tempo a buttarmi giù, non a 15 anni.

Soprattutto quando, molti altri si trovavano in condizioni peggiori.

Ovviamente a volte é capitato di buttarmi giù ma, per la maggior parte delle volte trovavo la forza di ruggire.

Non ne parlai con nessuno. Solo 2-3 amiche strette sapevano dell'operazione. Ma raramente intrapresi il discorso, e soprattutto non entravo mai nel dettaglio.

Mi fa ancora un po' paura pronunciare quella parola..

E a 15 anni non sai come intraprendere un discorso del genere. Ero stranita, confusa. Era tutto nuovo e terrificante. Fu tutto tremendamente veloce. Non ebbi neanche il tempo di realizzare. Un pensiero comune che si ha in queste circostanze, é quello di non farcela. Io invece avevo paura di sentirmi diversa o meglio, che gli altri mi vedessero diversa.


Mi operarono ad inizio settembre e mi asportarono la tiroide. Dopo 1 o 3 giorni che venni dimessa, iniziai le superiori. Avevo una paura tremenda.

Solitamente tutti fremono dalla voglia, curiosità di iniziare le superiori. Io invece ero terrorizzata.


Il mio cerotto non passava inosservato.

Gli studenti, i professori erano preoccupati

per me.

Ero soffocata da tanta, troppa compassione. Io sono una ragazza timida, non sono abituata ad essere al centro dell'attenzione. Il trattamento che riservavano a me era diverso. A volte mi aiutavano durante le interrogazioni o compiti in classe. Io però, avrei preferito essere uguale agli altri. Fingere per un momento che non esistesse niente. Tutte quelle attenzioni facevano piacere ovvio,

tutti mi stavano vicini. Mi volevano bene.

Ma io mi sentivo diversa da loro.

E odiavo dovermi sentire così.

I miei amici iniziavano ad andare in discoteca, ma io ero limitata. Mia madre aveva costantemente (e giustamente) paura che mi accadesse qualcosa. Con molte amiche prendemmo strade diverse, i rapporti andarono persi. Con le nuove conoscenze fu più facile.

Non so perché, forse perché erano lì, avevano assistito. Non so.

Parlarne invece era sempre difficile. Era più facile ignorarlo. Anche la cicatrice era difficile da accettare. Le prime volte la guardavo e riguardavo. Cosciente del fatto che non sarebbe più andata via, sarebbe rimasta lì per sempre. È come un tatuaggio, ti rimane impressa sulla pelle. All'inizio la nascondevo con collanine, golfini a collo alto. Tutto pur di non farlo vedere. Le mie compagne di classe mi aiutavano a mettere la crema sulla cicatrice. Mi erano vicine sempre. Eppure, io mi sentivo a disagio. Ora invece, di quella cicatrice ne vado fiera. È la mia medaglia. Fa parte di me e della mia vita. Ad oggi, ho imparato ad accettarla. Lui, mi ha cambiata tantissimo. E non riesco neanche più ad immaginare me o la mia vita

senza di lui. Ora, affronto i problemi con leggerezza. Non me ne preoccupo troppo. Perché so, che ci sono cose molto più serie a cui dare importanza.

Finito l'incubo però, iniziai a soffrire d'ansia, ero assalita da mille preoccupazioni.

Non riuscivo a stare tranquilla. La mia mente proiettava in continuazione il mio film peggiore. Rifletteva quelle stesse immagini. E sembrava di vivere ogni giorno quell'horror.

L'ospedale, la sala operatoria, l'anestesia, i miei occhi chiudersi. Erano impressi su di me. Era diventata una situazione ingestibile. Lo vedo anche da mia mamma, non é più tranquilla.

Iniziai a vedere una psichiatra. Inizialmente ero distaccata, stranita.

Non ero pazza, non ero malata. Non avevo bisogno di nessuna psicoterapia.

Inoltre, non avevo mai sentito parlare di psicologi o psichiatri,

mi sembrava tutto così lontano da me. Ad oggi invece, ringrazio di esserci stata. Continuo regolarmente le mie sedute.

Parlo di qualunque cosa mi succeda durante la giornata. Liti con mia madre, o con il mio fidanzato. Problemi con amici o con la scuola. Ho imparato a parlare, a sfogarmi liberamente.

Mi ha aiutato a confidarmi e soprattutto é stato utile a non far morire il ricordo.

O meglio, a vederlo in maniera diversa. Non più come un incubo, ma come una parte di me.

Mi ha permesso di combattere contro i miei mostri. Ho accettato la sua esistenza. Perché lui esisteva, ed io ho imparato a renderlo la mia forza.

Conobbi un ragazzo. Non gli parlai subito della battaglia che combattevo. Si accorse che qualcosa non andava. Ero sempre a visita. Perché anche una volta asportata la tiroide, dovevo - e devo - fare visite di controllo. In realtà, non ne esci mai fuori del tutto. Lui era di un'insistenza quasi tenera. Voleva sapere che cosa mi succedeva. Io non riuscivo ad aprimi. Ma la sua perseveranza mi permise di trovare il coraggio e confidarmi con lui.

Mi fu veramente di aiuto. Dopo solo tre mesi di frequentazione ero riuscita a rivelarmi a lui completamente. Da quando ne ho parlato con lui mi sento invincibile. Non provo più disagio, vergogna o imbarazzo. Posso parlarne con chiunque. Non mi fa più paura!

A volte al mio fidanzato gli dico che vorrei tornare in ospedale. Lui ride.

Effettivamente é strano lo so,me ne rendo conto, lì non c'é sicuramente un clima allegro.

Ma lì mi sento protetta, amata. Mi sento una principessa, viziata.

Gli infermieri mi coccolano tantissimo. Sono disponibili e professionali. Sono la ragione per cui, vorrei studiare Infermieristica all'università. Perché gli infermieri sono capaci di farti star bene e non solo fisicamente, ma anche mentalmente.

Non so che consigli dare a chi sta affrontando la mia stessa battaglia. L'unica cosa che mi viene in mente é di parlare. Sfogatevi, parlatene con chiunque. Con un dottore, un familiare, un amico. Non lasciatevi tutto dentro.

Ho paura che tutto posso re-iniziare di nuovo. Da poco hanno trovato dei valori sballati. Attraverso la medicina nucleare é possibile mettere in evidenza l’attività metabolica delle cellule segnalando così, con estrema precisione, eventuali alterazioni funzionali, ancor prima che nei tessuti siano visibili danni strutturali. Nel mio caso, era anche per vedere se la tiroide fosse stata asportata del tutto. Ho paura che sia di nuovo un tumore. Magari da un'altra parte. Ho il terrore di dover di nuovo rivivere tutto. Ma sai che c'é, se lo é fanculo! Lo si toglie. Se dovesse ricapitare, sono più agguerrita di prima. Pronta a combattere e a sconfiggerlo.



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