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Il Viaggio PT 1

Londra la mia grande maestra di vita. Difficile da spiegare a parole cosa sia stata per me questa città.


#Londra #viaggio #esperienza


2013. Faccio una piccola vacanza estiva. Mi ritrovo con mio cugino. Era anni che non ci vedevamo. Lui é da 8 anni che vive a Londra. Parlo con lui. Mi parla di Londra, della sua esperienza. Mi incuriosisco.


Mi sono diplomato da qualche anno. Istituto Tecnico di Chimica. Dopo il diploma ho cercato lavoro. Ho fatto corsi formativi anche nel settore farmacologico. Niente. Nessun riscontro positivo.

Lavoro da quando ho 14 anni in un ristorante. É diventato la mia casa.


Mi sento stanco. Deluso. Senza ambizione o obiettivi. Nessun stimolo. Neanche più fare il cameriere mi dà motivazione.

Faccio un corso. Ottengo l’attestato da barman.

Ho voglia di cambiare. Con il corso da barman riesco a fare solo qualche extra. Niente di stabile. Dentro di me si sta instaurando un senso di insoddisfazione. Il pensiero di Londra continua a girarmi per la testa. Il pensiero si fa sempre più forte. Mi martella. Ripetutamente.


Decido di fare le valigie. Destinazione Londra. Ho bisogno di fare un’esperienza all’estero, di cambiare aria. Qui in Italia non mi sento più a mio agio. É come se stessi vivendo una vita che non mi appartiene. Non sento di carburare come vorrei. Non riesco a trovare la mia strada. Londra é per me l’ultima spiaggia. La svolta. Un anno di Londra. Poi, torno a casa.


Comunico la mia scelta ad amici e famiglia. Tutti sono increduli. Mi prendono in giro. Dicono che durerò massimo un mese a Londra, lontano da casa. Non mi importa. Ho solo bisogno di stravolgere in qualche modo la mia monotonia.


Decido di fare i biglietti. Sono nel letto con mia madre. Premiamo su invio. Biglietto acquistato. Solo andata. Londra, tre mesi e arrivo da te.


I giorni, i mesi passano. Proseguo la mia vita in maniera del tutto tranquilla. Continuo a lavorare come cameriere e a volte come barman.


Londra si avvicina. Ho il biglietto tra le mani ma mi sento incerto. Insicuro. Le mie emozioni sono bipolari. Cambiano al minuto.

Momenti in cui mi chiedo cosa sto facendo. Ho 22 anni. Ho sempre vissuto nella stessa città. Con le persone di sempre. E tra poco invece mi dovrò avventurare alla ricerca di un qualcosa che non so nemmeno cosa sia. A casa di mio cugino. Con il quale non ho un rapporto solido.


Altri in cui invece mi sento deciso. Coraggioso abbastanza per prendere quel volo. Per scoprire cosa c’é al di fuori dalla mia comfort zone. Dalle mie sicurezze.


É il 9 gennaio. Il giorno della partenza. Che sfortunatamente é anche il giorno in cui mia madre compie gli anni. Lo so, é stato poco carino partire il giorno del suo compleanno. Ma era l’unico biglietto disponibile a prezzi modesti.

Quindi, giorno della partenza. Mi sento impaurito. Sopraffatto da un mix di sensazioni che non conosco, a cui non riesco dare un nome.


Sono in fila per i controlli. Vedo mia madre. Sempre più lontana. Da quel preciso momento ho capito che d’ora in poi sarò solo io ad occuparmi di me stesso. Non avrò più i miei genitori o i miei amici al mio fianco.


Sono sull’aereo. Ogni tanto guardo fuori dal finestrino. Penso. Rifletto. Immagino a cosa possa trovare una volta arrivato a Londra. Ho paura. Ma allo stesso tempo sono adrenalinico. Sto partendo verso una meta che non conosco. Senza lavoro. Senza parlare inglese. Il mio cervello é tartassato da tanti ma e da troppi se.


Arrivo in aeroporto. Ad aspettarmi c’é mio cugino. Prendiamo il pullman verso Victoria Station. Tutto quello che ho intorno é diverso. É nuovo. Non capisco niente. Mi sento come se fossi stato catapultato in una realtà parallela. Mi guardo attorno. Faccio attenzione ai dettagli. Taxi neri. Pullman rossi a due piani. Non riesco però a godermi quei momenti. Mi sento sperduto. Un pesce fuor d’acqua. Qualsiasi cosa vedo mi rende insicuro. É come se fossi rinchiuso in un involucro di paura. In un involucro di insicurezza.

Avrò fatto la scelta giusta? Riuscirò a rimanere almeno un mese come i miei amici avevano predetto?


Arrivo a casa di mio cugino. Dormo sul divano. La casa non é tanto grande ma ha due stanze da letto. Un bagno con solo il wc. Un altro con solo la doccia. Mi fa strano.


Passano i giorni. Ma non mi sento ancora a casa. Non esco mai. Rimango sul divano. Esco solo con mio cugino. Sono ancora spaventato.


Grazie all’aiuto di mio cugino trovo il contatto di un’agenzia italiana che aiuta gli italiani a trovare lavoro a Londra. L’agenzia mi aiuta anche con i documenti. Con il NIN (national identity number).


Il mio primo giorno di prova arriva subito. Lavoro come barman. Per andare a lavoro impiego più di due ore e mezza. Devo prendere più metro e fare cambio con altre linee di bus. Nonostante il lungo tragitto, sono eccitato. Non mi importa la distanza.


Purtroppo però, il contratto di lavoro si é concluso dopo solo due settimane. Sfortunatamente il proprietario aveva già il personale al completo.

Dopo quell’esperienza lavorativa, ne sono arrivate altre. Ma, tutte di breve durata.


Mio cugino insiste che esca da solo. Dice che devo perdermi per le strade di Londra.

“Solo così potrai realmente conoscere la città”.

Non impazzisco dalla voglia di andare in giro per Londra da solo. Questa grande città di 12 milioni di abitanti mi mette paura.


Mio cugino insiste.

“Non puoi rimanere a casa tutto il giorno. Devi uscire”.

Per convincermi ha usato un metodo forse troppo forte ma sicuramente utile. Mi lascia fuori casa senza chiavi. Così mi ritrovo costretto a camminare per le lunghe e larghe strade di Londra.

Rimango affascinato. Quasi ammaliato dai grandi edifici.

La vita qui va di fretta. Le persone camminano veloci. Senza voltarsi mai. Alcune sono vestite in modo “bizzarro”. Ma a nessuno sembra interessare. L’autista della metro ha una grande cresta rossa. Mai vista prima.

Etnie. Tantissime etnie che mi passano affianco veloci. Sento parlare un numero infinito di lingue. Ognuna diversa dall’altra. Mi sento ancora perso. Ma questa volta sono felice di esserlo.

Conosco Google Maps. La mia salvezza. Senza di lui non riuscirei a muovermi.


La prima lezione londinese che ho imparato? Metti da parte i pregiudizi. A Londra puoi essere chi vuoi.


Inizio ad ambientarmi alla città. Londra inizia a piacermi. Ma il lavoro non arriva. Da quel punto di vista mi sento scoraggiato.


Inizio a conoscere delle persone. E capisco che l’unico modo che ho per poter trovare lavoro è quello del volantinaggio, ovvero: andare porta a porta e consegnare il mio curriculum.


Inizio a tappezzare Londra. Quartiere per quartiere. Agguerrito più che mai. Con una fame assurda di iniziare a lavorare. A stabilizzarmi.


Due mesi prima della mia partenza anche un mio amico si era trasferito a Londra. Ci incontriamo. Ci supportiamo a vicenda. Lui sta cercando casa. Io anche. Decidiamo allora di cercarla insieme. Noi due insieme ad altre 10 persone.


Mi chiamano al telefono. Esultano dicendo di aver trovato “la casa perfetta”. Non vado neanche a vederla prima. Pago direttamente l’affitto e la caparra.


Saluto mio cugino. Penso, é arrivato il momento di cavarmela da solo.

Apro la porta della nuova casa. Sbarro gli occhi. La casa sta letteralmente cadendo a pezzi. Sei stanze da letto, di cui cinque doppie ed una singola. Un solo bagno. Un mini frigo, che sembrava fosse stato rubato da un hotel. Guardo la casa. Sono visibilmente ed emotivamente incredulo da quello che sto vedendo. Sono appena arrivato e voglio già fuggire.


Chiamo mio cugino disperato, supplicandolo di riprendermi con lui. Niente da fare.

“Le scelte si pagano”.

“Che stronzo” penso. Inizialmente non avevo capito che in realtà mi stava dando un grosso insegnamento di vita.


Stringo i denti. Mi faccio coraggio. Decido di rimanere a vivere in quella giungla. Dodici persone. Non é facile riuscire a gestirci. Ad organizzare i turni per il bagno. Però é bello quando abbiamo il giorno di riposo insieme. Imparo ad approfittare e a godere di quei momenti. Nel frattempo, grazie al mio volantinaggio trovo lavoro in un ristorante italiano. Sempre come barman. Finisco il turno. Torno a casa e c’é sempre qualcuno che é lì ad aspettarmi. Parliamo. Discutiamo. Ridiamo. Beviamo insieme qualche birra. E così passano le ore. Ed i giorni. Ed i mesi. Ed io, inizio a sentirmi finalmente a casa. Finalmente a mio agio.


Quando ho messo piede in questa casa per me é stato un trauma. Non é stato facile accettare che mio cugino non mi avesse voluto riprendere con lui. Poi invece, alla fine, mi sono ritrovato ad avere tanti amici. Eravamo tutti lì. Vivendo la “stessa” esperienza. Tutti lontani da casa. Senza nessun appoggio. Credo che quando si viva all’estero si tenda a fare amicizia più facilmente.

Il legame che stringi diventa subito forte.


La prova lavorativa di un mese é stata superata. Il ristorante é italiano si, ma lo chef é portoghese. Agli antipasti invece c'é Raul, il brasiliano. Ai primi uno spagnolo. Gli unici italiani sono i camerieri ed io, il barman.

Amo il fatto di essere circondato da così tante diverse etnie. Mi permette di aprire ancora di più la mente. Tempo dopo tempo i colleghi diventano la mia famiglia.


Dopo quattro mesi io ed altri tre amici decidiamo di dire addio alla giungla. La casa é quella di mio cugino. Ma questa volta lui non ci abita. Ci subaffitta l’appartamento. Ma soprattutto questa volta, non dovrò dormire sul divano come il primo mese, o su un materasso messo in terra come negli ultimi mesi. Questa volta potrò finalmente dormire in un letto. Peraltro comodo.


Altri cinque mesi. Intensi. Ma in cui sento di aver trovato la mia stabilità.

É passato quasi un anno da quando sono arrivato a Londra. Mi sento felice. Soddisfatto. Di qualunque cosa. Persino del clima che ha smesso di essere un problema.


La casa inizia a svuotarsi. Due amici decidono di tornare in Italia. Io ed un altro rimaniamo a vivere in quella casa. Per i mesi successivi vediamo un via e vai di persone.

Il ragazzo con cui condivido la stanza é della mia stessa città.

Non ci conoscevamo prima di Londra. Incrociati si. Ma mai scambiato una parola. Ora per me, lui é fondamentale nella mia vita.


Nostro cugino ha bisogno della casa. É venuto a vivere con noi da qualche mese e deve affittare la nostra stanza ad un suo amico. Nonostante il lungo preavviso io ed il mio amico non ci preoccupiamo di cercare casa.

“Tanto la si trova facile”. Ultime parole famose.

Una settimana e dobbiamo liberare l’appartamento. Cerchiamo imperterriti un nuovo alloggio. Sono pochi quelli che rispettano le nostre condizioni. Vogliamo vivere con poche persone. Abbiamo bisogno di calma e stabilità.

Non siamo più in grado di condividere casa con altre dieci persone.


Ci rivolgiamo ad un’agenzia immobiliare per accelerare i tempi. La quale ci trova un appartamento. Che scopriamo presto essere infestato da insetti. Nella casa successiva invece ci abitano altre dieci persone. L’agenzia non ha ascoltato nessuna nostra pretesa. Nonostante le avessimo dato più di 1500 pound a testa. Inutili le nostre lamentele. Non vogliono restituirci i soldi. Dopo varie discussioni, decidiamo di usare una nuova tattica. Con il mio amico ci mettiamo fuori, all’ingresso dell’agenzia. Fermando ogni possibile cliente. Gli raccontiamo la nostra storia. Non entrano più nell’agenzia.

L’agenzia perde clienti come noi abbiamo perso i soldi.

Fino a quando un agente immobiliare ci fa entrare. Ora sembra più disponibile al dialogo. Abbassa le serrande.

“Vi restituisco i soldi se entro un’ora prendete le vostre valigie dall’appartamento e sparite”.

Noi, senza farcelo ripetere due volte, corriamo per prendere le nostre cose. 


Ora abbiamo i nostri soldi. Ma non un posto dove dormire.


Chiedo una settimana di ferie al mio datore di lavoro. Mi servirà per trovare un appartamento. Nessuna agenzia. Questa volta l'appartamento lo cerchiamo da soli.


Passiamo due notti a dormire per strada. Ben vestiti, ma accucciolati sull’ingresso freddo di qualche negozio. In cui per fortuna c’é una valvola dalla quale esce aria calda e ci riscalda. La mattina ci svegliamo andiamo a far colazione, approfittiamo per lavarci i denti e darci una sistemata. Poi sotto nelle ricerche per il nuovo appartamento.


Lo troviamo. É un appartamento a due piani. Una lunga rampa di scale all’ingresso in cui bisogna lasciare le scarpe. Il pavimento é rivestito interamente di moquette. Poi una cucina enorme. É pulita. Così come il resto dell’appartamento. Gli occhi mi brillano.


Ci abita una coppia. Un ragazzo ed una ragazza. Loro hanno la stanza al piano di sopra. Io ed il mio amico al primo piano.

La convivenza é tranquilla. Nessuna discussione. Non abbiamo stretto nessun legame particolare. Però é piacevole vivere qui. Nonostante le tante regole della casa da rispettare.


Dopo sei mesi nel piccolo paradiso il mio amico decide di far ritorno a casa. Io invece conosco una ragazza in vacanza in Italia. Entra nella mia vita all’improvviso e come un terremoto la scombussola.



Sono arrivato a Londra con la convinzione di rimanerci un anno.

Ne sono passati due. E non avevo mai preso in considerazione l’idea di andarmene. Per quanto rude sia stata, Londra per me é diventata casa. Il mio porto sicuro. Quella che mi ha reso forte. Che mi ha dato la possibilità di conoscermi. Di scoprire me stesso. Sotto tutti i punti di vista. Mi sento riconoscente verso Londra. É lei che mi ha reso grande. Che mi ha fatto capire che anche da solo potevo farcela.

Mi ha dato la forza per poterla lasciare. Per poter intraprendere una nuova avventura. Questa volta a Valencia, in Spagna. E anche questa volta senza saper parlare la lingua. Con la differenza che non ho più il divano di mio cugino dove appoggiarmi.


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