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Il Viaggio PT 2

VALENCIA




Valencia é stata la mia spalla. La mia miglior amica. La mia compagna di avventure.


2015. La relazione con la mia fidanzata continua. Diventa seria. O almeno così sembra. Lei vive in Italia io, sono ancora a Londra. Ci viviamo a distanza. Quando posso prendo un aereo e vado da lei.


Siamo nel letto insieme. Chiacchieriamo. Lei mi parla dell’università, dei suoi studi. Mi dice che vorrebbe candidarsi per una Borsa Erasmus. Partire per Valencia. Studiare lì per un anno.

In quel momento in me scatta qualcosa. Si forma un’idea che diventa sempre più insistente. Quasi prepotente. Ho voglia anch’io di intraprendere una nuova avventura.


Prima di partire per Londra ero impaurito, insicuro. Non sapevo per quanto tempo sarei rimasto lì. Se fossi stato capace realmente di viverci.

Ora, non mi considero cittadino del mondo. Non ancora. Ma ho una forte e travolgente voglia di viaggiare. Di cambiare. Di re-iniziare. Di reinventarmi. Di nuovo.


Parlo con la mia famiglia. Gli parlo di Valencia. Che voglio trasferirmi lì. Rimangono un po’ perplessi. Non capiscono. A Londra guadagno benissimo. Sono assistent manager dopo solo un anno e mezzo di lavoro. Qui potrei crescere. Sempre di più. Allora, perché andar via da Londra?

Mi sento dire che "partire per Valencia é una mossa avventata”.


Io ormai sono deciso. Comunico al mio datore di lavoro la mia intenzione.

Gli dò il preavviso di un mese. Sono giorni frenetici. Pieni di dubbi e punti interrogativi.


Un mese per trasferirmi. Per lasciare l’appartamento. Fare le valigie.

Per salutare Londra. La mia prima casa.


Parto per l’Italia. Una settimana di vacanza. Rivedo la mia famiglia, i miei amici. Poi, prendo la tanto attesa decisione. Scelgo la data del volo.

Acquisto il mio biglietto. Valencia 24 giugno.



Parto per Valencia. Stavolta senza drammi. Nessuna paura.

Mi sento pronto. Emotivamente tranquillo. Ma in realtà, non ho niente. Nessuno che mi aspetta a Valencia. La mia fidanzata potrà raggiungermi solo ad agosto.


Non ho lasciato Londra. Non del tutto. Lì ho lasciato i miei risparmi. Il conto bancario é ancora aperto. Londra é il mio porto sicuro. Se qualcosa dovesse andar male, so di poter tornare lì.


Sono in aereo. E solo ora mi rendo conto di non aver pensato a prenotare un hotel.

Arrivo in aeroporto. La prima sensazione é di calore.

Un caldo asfissiante. Che con Londra aveva poco a che fare.

Non ho idea di dove sia il centro della città. Vedo una coppia di anziani italiani. Chiedo informazioni. Mi invitano a salire con loro in taxi. Direzione Plaza de la Virgen.


Scendo dal taxi. Mi guardo intorno. Valencia é letteralmente l’opposto di Londra. Non solo per le condizioni climatiche. Ma soprattutto per l’architettura. E anche per i prezzi ovviamente. L’ostello che ho prenotato costa poco. Siamo in 8 in stanza. Ma non ha importanza. Poggio le valigie. Inizio a perlustrare questa città. Le persone sono calorose. Gentili, amorevoli.

Mi perdo per le vie di Valencia quasi ammaliato dalla bellezza della città.

Sono a maglietta a maniche corte e bermuda. Mi ero dimenticato la sensazione che si prova quando il sole ti batte forte sulla testa. La prima parola che conosco é ovviamente “cerveza”. Due giorni di passeggiate lunghissime per la città. Che minuto dopo minuto mi trasmette sempre più sensazioni positive.


Non parlo spagnolo. Quindi cercare casa e comunicare é difficile.

Gli spagnoli non sono amanti dell’inglese. Grazie all’aiuto della mia fidanzata riesco comunque a trovare un appartamento.


Dopo 4 giorni di ostello, finalmente ho un appuntamento per visitare un appartamento. O meglio, una stanza.

Vedo la casa. É accogliente.

Una sala grande con un terrazzino. Quattro stanze da letto. In una ci vive uno spagnolo, nell’altra un francese, e in quella vicino alla mia una tedesca.

Una barzelletta insomma.


L’appartamento mi piace a tal punto che decido di prenderlo. Chiedo consigli alla proprietaria di casa. Devo iniziare un corso di spagnolo. Almeno per imparare le basi. La scuola é vicino casa. Più o meno. Mezz’ora a piedi. Siamo una quindicina di studenti. Inizio il corso quasi eccitato. Come un bambino che deve iniziare il suo primo giorno di scuola.



5 agosto. Arriva la mia fidanzata. Con lei inizio a invadere Valencia di curriculum.

Siamo a Ruzafa. Un quartiere della città. Poi, mi arriva una chiamata.

"Puoi essere qui tra un’ora per una prova di lavoro?"

Il ristorante si trova esattamente da tutt’altra parte rispetto a dove sono ora. Ovviamente non perdo tempo. Corro a casa per cambiarmi. Pantaloni e scarpe nere.

Lavoro. Parlo poco. Il meno possibile. Spesso non capisco cosa mi dicono. Vado a tentativi. Sorrido. Dico a tutto si. Per fortuna ho messo tanto impegno nella prova, e il mio non sapere lo spagnolo é passato in secondo piano.

Un “contratto di prova” di 3 mesi in cui posso essere licenziato da un momento all’altro. Senza preavviso.


Il locale é particolarissimo. É pieno di murales. Vendiamo undici tipi di birra differenti. Tutte fabbricate da noi. Andare a lavoro é diventato piacevole. La birra é un buon incentivo.


Passa qualche mese. E anche Valencia é diventata casa.

Due amici con cui ho vissuto a Londra mi raggiungono. Vengono a stare da me per qualche giorno. Nel frattempo il francese e la tedesca sono andati via.

Le loro stanze si sono quindi liberate.

Siamo stati coinquilini a Londra ed ora lo siamo anche a Valencia.

Con loro si é stretto un legame profondo. Quasi indissolubile. Sono famiglia.


Valencia procede bene. Amo la città e anche il lavoro mi piace.

Nessun intoppo. Tutto molto calmo. Che quasi non ci credo. Ormai ero abituato a Londra. Così frenetica e ricca di imprevisti.


Aprile 2016. Entrano due clienti in ristorante. Sono italiani. Sono venuti a Valencia per “acquistare case”. Rimango incuriosito. Parliamo. Dicono che Valencia da qui a qualche anno farà il boom economico.

“Ora é il momento giusto per comprare. Le case costano poco. Ma tra qualche anno aumenterà il valore dell’immobile”.

Quelle frasi mi rimangono impresse. Non smetto di pensarci. Ho dei soldi da parte. Non avevo mai pensato di fare un investimento simile.

Ci penso. Ci ripenso. Ci penso ancora.

Vicino casa c’é un’agenzia immobiliare. Sono incuriosito. Dò uno sguardo agli annunci. I prezzi delle case sono davvero bassi. Mi faccio coraggio.

Entro nell’agenzia. Parlo con un agente.

Quei due signori avevano ragione. I prezzi degli immobili sono bassi.

Comprare casa a Valencia adesso é un investimento.


Un mese di ricerche. Poi, trovo un appartamento. Quarto piano. Non arredato. Composto da tre stanze da letto, una sala ed una cucina separata, un bagno con doccia. La casa é di 85 m2. Un affare.

Faccio l’offerta. Il venditore é un signore di 94 anni. 70 in più dei miei.

Due giorni di angoscia, paura, insicurezza. Di dubbi, incertezze.

Due giorni orribili.

Poi, la bella notizia. L’offerta é stata accettata.

Passa un mese, firmiamo l’atto.

Ho 24 anni ed ho comprato un appartamento a Valencia. Ancora non ci credo.


La mia famiglia mi raggiunge. Mi aiutano a sistemare l’appartamento, ad arredarlo.

Sono elettrizzato. Ma non ho ancora realmente realizzato.



Giugno 2016. L’appartamento é pronto per l’uso. Non l’ho comprato per viverci. Decido quindi di affittarlo tramite un’agenzia immobiliare.

I primi inquilini non sono stati esemplari. Stringo i denti e lascio da parte la delusione. Lo risistemo. Cambiando contratto e clausule.


La mia fidanzata ad agosto dovrà tornare in Italia. L’Erasmus sta finendo.

Anche i miei amici decidono di far ritorno in Italia.


Siamo tutti seduti sul divano. Consapevoli che saremmo andati via da questa città. Non perché stiamo male. Anzi. Abbiamo preso il via.

Abbiamo fame di viaggiare. Di conoscere, di scoprire. Ci guardiamo. Pensiamo alla prossima meta.

Tenerife. Dopo una fredda Londra, un’accogliente Valencia, ora abbiamo bisogno della calma.



Valencia per me é stata innovazione. Conferma. Consapevolezza. É stata supporto. Sostegno. É stata novità. Sarò sempre legato a lei. Tornerò sempre lì.


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