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L’effetto covid e la difficoltà di partorire durante una pandemia

Sylvie é una neo mamma. Quando ha scoperto di essere incinta era entusiasta, felice, piena di gioia. Poi é arrivato il Covid-19. Ha stravolto la sua vita, la sua testa. Le ha rovinato il giorno più bello della sua vita: il parto.




Non penso di soffrire di depressione post-parto. Penso che devo solo ancora imparare a gestire il mio nuovo ruolo di mamma. Ci sono dei giorni difficili, di crisi, di lacrime incontrollabili. Sarà baby blues? Non lo so ancora.


Ho partorito durante il Covid. La situazione era così inusuale, strana.

Che sarebbe stato diverso me ne sono accorta da subito. Mio marito non ha potuto accompagnarmi a nessuna visita. Non abbiamo potuto condividere nessuna ecografia insieme. Ero sempre sola. Ogni tanto cercavo il suo sguardo, ma trovavo quello dell’infermiera che provava a tranquillizzarmi. La situazione richiedeva la massima attenzione. Ho cercato di capirlo, con rammarico ma l’ho fatto.


Nessuna visita all’ospedale. Neanche una volta che ho partorito. Sono rimasta cinque giorni in ospedale da sola. Divorata da mille pensieri negativi. Quando tenevo la mia bambina in braccio scomparivano. O fingevo perlomeno che non esistessero.


Ingenuamente pensavo che non sarebbe stato totalmente brutto condividere questi momenti solo io, mio marito e mia figlia. Ma subito dopo i primi giorni mi sono accorta che non avere tutta la mia famiglia vicino era straziante. Mi sono sentita sola, persa, stanca. Nessun viso amico o familiare.


La preparazione al parto era completamente diversa. Il covid si é addentrato silenziosamente nella mia vita. Arrivando a controllarne ogni minimo angolo. Piccoli cambiamenti che poco a poco si sono impadroniti della mia quotidianità.


Sapevo che sarebbe stato difficile. Non solo per via del Covid. Ma perché diventare mamma é una cosa importante, che ti stravolge la vita. Nove mesi non sono sufficienti per prepararti ad esserlo e forse neanche una vita lo é. Ma partorire durante il Covid é stato traumatico.

Mi hanno obbligato ad indossare la mascherina. Mi sentivo soffocare. Non riuscivo a dilatarmi. 15 ore di travaglio per poi fare un epidurale. Ho provato a resistere fino alla fine. Desideravo un parto naturale. Ma la paura mi ha letteralmente bloccato. Non potevo pensare solo a me, ma anche a chi avevo intorno. Ogni minuto mi sistemavo la mascherina. Ero divorata dall’ansia. Tutti intorno a me avevano la mascherina. Ed io non riconoscevo nessuno.


Mio marito non é potuto essere lì. Avevamo sempre immaginato questo giorno. Lui che mi teneva la mano, che mi incoraggiava a spingere sempre. Che mi sorrideva. Io che urlavo impazzita ma che al suo sguardo fingevo di calmarmi. Non averlo con me é stato demotivante. Mi sono sentita spiazzata. Non é potuto essere lì, vicino a me. A sostenermi, a supportarmi a condividere insieme quello che sarebbe dovuto essere il giorno più importante della nostra vita.


Una volta tornata a casa avevo però lui ad abbracciarmi, ad accoglierci. Purtroppo la mia famiglia non ha ancora visto nostra figlia. Mia madre non ha ancora potuto conoscere sua nipote se non attraverso un telefono.


Mi sento di aver bisogno di aiuto. Ma non posso rivolgermi a nessuno. Non posso mettere a rischio gli altri o la mia stessa bambina.



Stress, stress e sempre stress


Stress perché mi sento stanca. Perché non posso vedere i miei amici. Perché mi sento sola in una bolla che rischia di scoppiare da un momento all’altro.


Già in casi normali vivere il lockdown non é facile. La mente ne risente. E con la paura di partorire, di diventare mamma in un momento così spaventoso e sconosciuto é ancora peggiore. Non sapere quando finirà questa pandemia, quando noi, io mi rimpossesserò della mia vita, della mia quotidianità mi terrorizza. Ma, mi terrorizza soprattutto sapere di aver messo al mondo una bambina ora. Ora che il mondo sembra cadere a pezzi.


La mia testa é affogata in uno tsunami di pensieri, di domande assordanti a cui non riesco a dare forma. Cerco di concentrarmi solo su mia figlia. Sul suo sorriso, sul suo pianto. Mi asciugo le lacrime e cerco di tirar fuori più forza possibile solo per lei. Con la speranza che questo periodo possa finire presto e che il mio parto rimanga un brutto ricordo che mi ha donato una cosa meravigliosa.

Stringo forte mio marito. Ho paura di perderlo. Non gli parlo delle mie paranoie. Mi sento pazza, e non voglio sentirmi così ma non riesco a smettere di pensare. Ho paura di non essere una buona madre, di non esserlo mai. Di non riuscire a dare a mia figlia tutto ciò di cui ha bisogno. Ho paura che possa contrarre il virus o peggio che possa contrarlo io e contagiarla. Ho paura che questo orrendo incubo duri ancora per molto.


Non so cosa sia. Cosa mi stia succedendo. Ho solo paura. É come quando soffri di claustrofobia e ti ritrovi bloccata in uno stanzino piccolo e chiuso, e tu ti senti di soffocare. O come quando stai correndo una maratona. Hai le gambe stanche e il fiatone, ma manca un metro alla fine. Tu lo sai, ma non riesci comunque a muoverti. Mi sento immobilizzata. Senza forze. Cerco di farmi vedere forte ma in realtà sto crollando. Mi sto piano piano sgretolando.


Forse é solo l’effetto covid, oppure devo ancora abituarmi ad essere mamma. Non lo so, so solo che é un momento terribile. Ed io, non mi sento pronta.

©2020 by Il nostro blog. Grazia Scano