Cerca

La mia quarantena preventiva

In isolamento fiduciario per 5 giorni.

Vi spiego, frequento l’università a Bruxelles.

Ovviamente studenti e insegnanti sono tenuti a rispettare meticolosamente tutte le misure restrittive.

Quindi, obbligo di mascherina e distanza sociale.

Per me, che non sono una persona particolarmente affettuosa e bisognosa di abbracci e baci, quest’ultima misura non ha particolarmente infastidito anzi..

La mascherina, come a tutti, é invece un po’ stressante da tenere. Specialmente se devi farti 5 piani di scale per andare a lezione: momenti di panico, in cui sembra mancar l’aria.

Ma nonostante le difficoltà, l’obbligo della mascherina non mi turba.


Sempre con le dovute precauzioni e con il mio nuovo migliore amico tra le mani: il magico disinfettate, seguo le lezioni. Socializzo, ma sempre a distanza.

Tutto prosegue nella norma.


Per lo più seguiamo le lezioni in grandi auditori in cui é veramente facile mantenere le distanze di sicurezza. Capita a volte però di dover seguire alcuni corsi, specialmente quelli dei laboratori, in piccole aule, in cui é impossibile mantenere la distanza, ma infondo, abbiamo sempre la nostra amata mascherina.


Mercoledì abbiamo un corso di radio. Oltre ad arrivare in aula tutta sudata, e senza forze, colpa delle scale -l’utilizzo dell’ascensore é vietato sempre causa covid- arrivo in aula con un’ansia tremenda. Oggi dobbiamo presentare il nostro reportage radio agli insegnanti, ma soprattutto agli studenti.

Io non amo essere al centro dell’attenzione, soprattutto quando devo parlare in francese.

Fortunatamente vicino a me ho una ragazza belga che é più impanicata di me, ci scambiamo qualche parola di sostegno del tipo: “ aiuto che ansia”.

Non ci guardiamo neanche. Nonostante la vicinanza, é come se fossimo lontane.

Il corso prosegue normalmente e dopo 3 ore é il mio turno. L’esame di stato a paragone era una passeggiata. Dopo la mia esposizione e presentazione del reportage, mi sento libera, vuota, felice.


Breve pausa pranzo. Al ritorno in aula ci dividono in due gruppi, ora mantenere la distanza é veramente semplice.

Nelle ultime due ore dell’atelier ci spostiamo nello studio di registrazione. L’aula é piccola, ma la professoressa ci rassicura dicendo che é stata disinfettata prima della nostra entrata. Nonostante le dimensioni, anche in questo caso, le distanze vengono mantenute. Continuiamo i nostri esercizi.

Sempre con il disinfettante a portata di mano e con indosso la mascherina, sempre bene specificare.


Finito il corso torno a casa. Il giovedì non abbiamo lezioni ma io, ho una regia prenotata, con le mie compagne dobbiamo fare il montaggio di un reportage video.

Venerdì le lezioni sono in via telematica. Non mi dispiace stare in pigiama accomodata nel mio letto a seguire i corsi online, riesco anche a prendere qualche appunto. Finita la lezione, mi sento soddisfatta e fiera di me stessa per essere stata in grado di seguire tranquillamente i corsi senza addormentarmi. Decido di andare a fare spesa. Torno a casa e mi vado a fare un bagno caldo. Notifica di Facebook.

É del gruppo della facoltà, la delegata degli studenti continua a pubblicare post in cui ci raccomanda di rispettare le misure, di avvisare l’università in caso di contatti riavvicinati con casi positivi, e spiega le modalità dell’eventuale quarantena. In quell’istante mi arriva un messaggio. É una ragazza del mio corso con cui ho avuto contatto mercoledì.

L’ho conosciuta proprio quel giorno, eravamo nello stesso gruppo radio.


Mi scrive che é risultata positiva al covid-19, si scusa. Dice di essere asintomatica e di aver ricevuto il risultato del tampone solo ora. Mi spiega, che avendo avuto un rapporto ravvicinato il mercoledì, dovrò sottopormi ad una quarantena preventiva fino al mercoledì successivo. Con me altre 12 persone del corso.

Sono in buona compagnia.


Insomma 5 giorni a casa. Inizialmente non realizzo bene quello che mi sta dicendo. Come prima cosa le chiedo come sta e che mi auguro possa riprendersi il prima possibile, d’altronde non é colpa sua se ha il coronavirus.

Non credo che qualcuno ami averlo o contagiarlo, o almeno mi piace pensarla così.


Il primo pensiero é che potrò riposarmi e, ingenuamente penso, tanto potrò seguire i corsi da casa. Poi, fuori fa freddo. Almeno ho la scusa per non uscire.

In realtà non é stato possibile seguire nessun corso online, non ho ancora ben capito il perché.

Noi confinati, abbiamo potuto seguire solo due lezioni in via telematica.

Questo é il primo problema.

Va bene rimanere a casa. Anche se non ne capisco totalmente il senso.

Dovrò stare in quarantena per cinque giorni, senza obbligo di tampone a meno ché non abbia sintomi. Ovviamente anche se non del tutto d’accordo con il provvedimento preso, rispetto la quarantena. Un po’ delusa in realtà dall’impossibilità di seguire i corsi.

Ma me ne faccio una ragione e tartasso le mie compagne per tenermi informata.

Mi avranno odiata. Ne sono quasi sicura.


Il secondo problema a cui non avevo pensato é la quarantena stessa. Rimanere a casa non mi preoccupa, ma vivere nella stessa casa con il mio fidanzato a distanza si.

Dopo qualche ora in cui capisco realmente quello che stavo vivendo, decido di munirmi di guanti e disinfettante. Ed inizio a disinfettare qualunque cosa possa aver pensato di toccare.


A parte i dubbi iniziali del tipo: “ho disinfettato la maniglia del frigo?

E quella della porta principale?”

Insomma, tre ore passate a disinfettare e re-disinfettare. L’ansia di dover fare pipì mi assaliva. Ogni volta che mi sedevo su quel wc dovevo disinfettarlo. E non potevo dimenticarlo.


Nel frattempo il mio fidanzato era a lavoro del tutto ignaro di quello che stava succedendo a casa sua, che non profumava più di arancia e limone ma di ospedale.


Prima del suo rientro lo chiamo al telefono e gli spiego la situazione.


Cinque giorni che sono sembrati cinque anni. Ma in cui però ho recuperato ore e ore e ore e ore di sonno. Ho potuto fare una bella e sana scorpacciata di serie tv. Ed ho mangiato di tutto, a qualunque ora. Insomma, niente di diverso da quello che facevo in lockdown. Per fortuna mi sono potuta tenere occupata con la preparazione di vari reportage.

Mi hanno fatto compagnia.

Così come le lunghe telefonate con i miei genitori.

Parlare a distanza con il mio fidanzato invece non é stato particolarmente simpatico, ma insomma ho vissuto questa quarantena con filosofia e intelligenza, quella che ognuno di noi dovrebbe avere nell’affrontare questa pandemia.

Ho passato questi giorni abbastanza tranquilla perché sicura di me stessa, rispetto le norme che vengono imposte. Sono attenta ad indossare sempre la mascherina e a rispettare le distanze sociali così come a frequentare le stesse tre persone così come consigliato dal Governo.


Un po’ di preoccupazione c’é stata. Perché l’attenzione non sempre é abbastanza. Qualche domanda me la son fatta ovvio, la paura e il dubbio che io stessa possa essere asintomatica me lo sono messa. Ma ho lasciato che le paranoie rimanessero tali e che non prevalessero su di me.


Oggi sarei dovuta tornare alla libertà, ma le lezioni sono state annullate e domani saranno in via telematica.

Pensavo che la mia quarantena sarebbe finita oggi. Invece, probabilmente continuerà per ancora un altro mese. I casi in Belgio stanno aumentando notevolmente, e si sta pensando di chiudere le università per ridurre i contagi.

Insomma, ho solo anticipato di una settimana.


Non so quando questa situazione avrà fine. Mi auguro che avvenga presto. Ma non ne sono sicura. Mi terrorizza il pensiero che le nostre vite continuino ad essere stravolte da questo odioso nemico immaginario. Credo però che dovremmo iniziare ad abituarci a lui, senza sottovalutarlo. Con questo intendo che dovremo smettere di fare la caccia alle streghe, cercare un colpevole. Negare il problema. Fingere che non esiste. Perché il covid-19 esiste. Dobbiamo prenderne atto. Convivere con lui, vuol dire rispettare ogni misura che ci viene imposta senza se e senza ma, per quanto a volte ci possano sembrare inutili o inadatte. Dobbiamo farlo per noi e per le persone a cui vogliamo bene, e anche per quelle che odiamo. Perché la salute é importante, ed é ora che ci prendiamo cura di noi stessi e degli altri, senza farci troppe domande.
Sennò dubito che quest’incubo finirà presto.
159 visualizzazioni

©2020 by Il nostro blog. Grazia Scano