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Primo capitolo del mio libro



Dopo il diploma, dopo l'Università in Scienze Politiche, la ricerca del lavoro si faceva sempre più complicata. Tanti sacrifici, tanti ostacoli saltati per poi ritrovarmi infelice sul divano di casa. Sommersa dai mille perché.

Ero diventata una lamentela vivente. Insopportabile, insoddisfatta, stanca. Abitavo in un piccolo paesino sommerso nella natura. Di quelli talmente piccoli da non apparire nella cartina geografica. Inutile dire che non offriva opportunità lavorative a meno ché, non avessi interesse e bravura nell'agricoltura.

Tra un pianto e l'altro mi decisi finalmente a fare il grande passo: acquistare un biglietto aereo con solo andata.

Non impiegai tanto tempo nella scelta della destinazione. Esclusi fin da subito i posti caldi come Spagna, sono una ragazza che si fa distrarre molto dal sole e dalle spiagge. Germania e Francia furono altre delle tante destinazioni che decisi di escludere, non nutrivo particolari simpatie, e non solo a causa dei recenti mondiali.

Volevo un posto che mi potesse far tornare a sognare di nuovo. Scegli il Belgio!

Mia cugina viveva lì da anni, ne parlava sempre con entusiasmo. L'unica pecca era il tempo, ma Bruxelles era capace di farsi perdonare anche quello. Imparai col tempo a non dar troppo retta a mia cugina.

Caricai le valige di tante aspettative, rotoli e rotoli di sogni.

Arrivò il fatidico giorno dei saluti. Fu la giornata più triste in assoluto. Tra abbracci, pianti, raccomandazioni, mi diressi verso l'aeroporto. Due ore di volo. Relativamente poche. Mi attrezzai di libri, musica e penna. Ero pronta al mio viaggio.

Dimenticai libri e penna appena seduta in aereo. Tra pianti isterici di bambini, urla e sghignazzi, era già difficile riuscire a sentire i miei pensieri.

Per rendere ancora più piacevole il volo ci pensò la puzza di ascelle del mio vicino. Un tanfo insopportabile, di quelli appiccicosi che ti si attaccano alla pelle, che diventa il tuo tanfo.

Disgustata, infastidita, nervosa. Chiusi gli occhi e finsi di trovarmi già a Bruxelles. Immaginai la mia (nuova) vita. Creai un film mentale degno di un Oscar!

Finalmente atterrata.

Aspettai l'arrivo del bus. Mi guardai attorno. Notai subito i tanti colori del posto: un arcobaleno di etnie.

Arrivai al centro abbastanza infreddolita. Con la congestione in corso, morivo dalla voglia di arrivare a casa.

Più che una casa era uno stanzino di 40 m2.. Viverci fu un vero e proprio incubo!

Con molta fatica iniziai ad arrendermi e abituarmi all'inesistenza di kappa, bidè, finestra nel bagno, tutto sembrava procedere bene. Fino al loro arrivo: i ragni. Ho sempre avuto una strana fobia per i ragni, ma quelli erano dei ragni mai visti prima. Enormi, pelosi, neri. Impossibile ucciderli alla prima botta.

Fortunatamente la convivenza con quei coinquilini sgradevoli non durò molto, giusto il tempo di chiudere qualsiasi tipo di fessura.

Ah, ricordate il film mentale fatto in aereo? Ecco non rimase altro che un film mentale.

Tra le tante scoperte di Bruxelles, ci fu una in particolare che sopraffece sulle altre: il fiammingo. Una lingua prima di allora per me sconosciuta. Incomprensibile, spaventosa, dura.

Dopo questa scoperta, decisi che era arrivò il momento di fare un corso di lingua: francese. Dopo francese, approfondì l'inglese, lo spagnolo e imparai addirittura il portoghese. Qualsiasi lingua era meglio del flamant !

Trovai lavoro in ufficio, mi occupavo dei famosi aiuti umanitari. E fu il momento di imparare il temuto fiammingo. Per ora sono ancora fortemente ferma al livello base: apotheek = farmacia.

In questa esperienza scoprì tante cose del Belgio, ma soprattutto scoprì me stessa.

Mi misi in gioco, mi vestì di tutta la forza possibile e iniziai giorno dopo giorno a scrivere un nuovo capitolo della mia vita. Tra insicurezze, paure, consapevolezze. Tra gioie, e disavventure. E per la prima volta in assoluto, non avevo idea di come sarebbe stato il finale della mia storia. Sono ancora al primo capitolo del mio libro.

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