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Sono una mamma e mio figlio ha la sindrome di Asperger

Non é stato affatto facile dare un nome ai problemi di mio figlio.


Durante l'asilo le maestre individuarono problemi in lui: non era capace a disegnare, era un bambino vivace ed il suo comportamento aveva creato il dubbio che fosse iperattivo. Altre volte invece mi rassicuravano dicendo che probabilmente con la crescita sarebbe migliorato.


Iniziate le elementari, iniziarono i veri problemi e quello che poi sarebbe diventato il nostro incubo peggiore.


Le maestre non furono in grado di aiutare mio figlio, e tantomeno ad individuarne il problema. Capitò spesso che durante alcune riunioni fra genitori, una maestra in particolare amava definirlo malato. Un termine tanto dispregiativo quanto insensibile. Era la prima elementare e a mio figlio non era ancora stato diagnosticato alcun tipo di disturbo. Il nostro intervento fu immediato: con mio marito ci caricammo di tutta la forza e amore possibile ed iniziammo a portare il nostro piccolo da vari specialisti. Nessuno inizialmente ci seppe dire cosa avesse con certezza. In un primo momento erroneamente si ipotizzava fosse dislessico, ma niente di sicuro. Continuammo così le tante visite da neuropsichiatri.


Nel frattempo mio figlio cresceva in un ambiente scolastico che non era capace di aiutarlo e istruirlo. Isolato dai bambini e dalle maestra stesse, decidemmo di cambiare scuola.


Nella nuova scuola si era invece inserito bene tra maestre e compagnetti. Iniziò così ad avere le sue prime amicizie.


Dopo vari neuropsichiatri trovammo la neuropsichiatra che diede finalmente una diagnosi: Sindrome di Asperger. Il bambino, e noi genitori, iniziammo finalmente un percorso ben mirato per poter aiutare e comprendere nostro figlio.


"La sindrome di Asperger è considerata da molti studiosi come una forma di autismo più lieve poiché i bambini con questo tipo di disturbo si comportano in modo ripetitivo, schematico e si relazionano poco con gli altri coetanei; proprio come i bambini autistici. Diversamente dall’autismo, però, un bambino con la sindrome di Asperger riesce a esprimere chiaramente sentimenti di affetto e di attaccamento nei confronti dei propri familiari, ha un’intelligenza e un linguaggio nella norma e i suoi sintomi non peggiorano col passare degli anni".


Non fu facile riconoscere il suo disturbo per farlo, la dottoressa richiese tre incontri. Nel primo incontro studiò il bambino mentre giocava. Nel secondo incontro, giocava con il bambino in nostra presenza, ma noi non potevamo interagire con lui. Ed infine, nell'ultimo incontro partecipammo io e mio marito, voleva conoscere il bambino attraverso noi. La neuropsichiatra divenne per noi una salvezza. Fu la prima a riconoscere la diagnosi. E con scrupolosità e passione riuscì finalmente a definire un percorso ben preciso da seguire. Ora sapevamo come poter aiutare nostro figlio.

Mio figlio é molto sensibile, e non ha autostima, quindi ogni parola usata con lui dev'essere pesata. È molto riservato, quindi é raro che ci racconti cosa gli succeda durante la giornata. Da poco però si aprì con noi raccontandoci che un suo amichetto l'aveva preso dal collo e chiuso dentro l'armadio. Lui non capiva il perché di quel comportamento: << Se siamo amici perché mi tratta così?>>. Cercai di fargli capire che quando si trova in situazioni simili deve reagire con le parole, e riferirlo ai noi genitori. Ma nei suoi occhi si poteva leggere la frustrazione, la paura. Vederlo così é stato un colpo al cuore.

Lui tende ad isolarsi, é un lupo solitario. Preferisce giocare da solo. Per questo, lo spingiamo a giocar con altri bambini, a fare amicizie, a circondarsi da persone. Non ha autostima, e spesso dice di essere tonto, di non essere capace. Noi ovviamente, lo stimoliamo, lo gratifichiamo, lo motiviamo a superare le difficoltà: perché tutti abbiamo le nostre, dobbiamo solo imparare a gestirle. Per fortuna la sua sorellina lo aiuta molto, senza saperlo le sta tanto vicino, lo stimola, lo aiuta. Lei ha 11 anni e lui 9. Lei lo coinvolge tantissimo, gli dà delle regole da rispettare, gli insegna i giochi, lo aiuta coi compiti. Anche la dottoressa si é accorta del grande legame che li lega. Infatti, ha detto più volte che lui é fortunato ad averla, e che lui le vuole tanto bene, perché riesce a spronarlo e soprattutto perché non lo vede diverso.

Un altro problema é che non riesce a capire cosa siano le metafore, inoltre, non distingue la fantasia dalla realtà, contrappone l'una all'altra. E poi ha la necessità di schematizzare tutto. Lui deve vivere con degli orari ben precisi, ha bisogno di sapere cosa deve fare alle 10, alle 11, alle 12 e via dicendo.. La dottoressa ci ha infatti consigliato di scrivere tutto su un quaderno,e di assecondare e rispettare le sue accurate abitudini.

Ora ad esempio si é fissato con il calcio, sta anche giocando in una squadra. Gli abbiamo anche messo SKY Calcio, perché ama vedersi le partite. Se le studia meticolosamente a memoria, poi le racconta appassionatamente al padre. Così come fondamentale é che il padre ogni mattina giochi con lui a calcio. È un impegno che per lui non deve mancare mai.

Da quando abbiamo la nostra risposta, tutto procede abbastanza bene. Tra progetti, terapia, psicologa, sedute di logopedia, ci siamo resi conto che nonostante comunichi in maniera fluente ha comunque un disturbo del linguaggio,un deficit della componente pragmatica del sistema: ha difficoltà nella percezione del messaggio. Mentre a scuola, ha per lo più difficoltà in matematica. La sua memoria invece é sorprendente, accurata e precisa. Ha una memoria visiva quasi spaventosa. Ha imparato le filastrocche, le tabelline grazie alle immagini del libro. Infatti, abbiamo preso l'abitudine di guardarci insieme delle audio fiabe in modo tale da poter incrementare la sua qualità. Lui ama quando arriva l'ora delle fiabe! Senza quelle immagini però si sente perso. In italiano infatti non ha grandi difficoltà, le ha per lo più quando il libro manca di illustrazioni. E purtroppo, l'approccio dell'insegnante in queste situazioni, dev'essere impeccabile. La sua maestra d'italiano non é cattiva, é solo un po' all'antica, non crede nei disturbi cognitivi, quindi non aiuta mio figlio. Non gli dà un programma differenziato, nonostante sia stata messa al corrente della sua condizione. Sono stati presentati tutti i certificati necessari, ma non le viene ugualmente incontro.

Al rendere difficile il tutto ci si é messo anche il covid. Durante questa pandemia hanno preso inizio le videolezioni. Ma é una lotta continua. È davvero difficile per lui poter seguire in via telematica. Speriamo di poter tornare presto alla normalità, in modo tale che possa avere un'istruzione come tutti gli altri bambini, che non debba rimanere indietro, che gli venga permesso di migliorarsi e di non doversi sentire diverso. Mi auguro che l'istruzione possa presto tendere le mani e tracciare un percorso insieme ai bambini, e non ostacolargli la strada.


Il padre é il suo vero punto di riferimento. Il suo punto di forza. Per lui il padre é un faro nella notte. Un'àncora pronto a salvarlo ogni volta. Capace a guidarlo nelle sue tante paure. L'altra sera ad esempio, voleva andare in cucina a bere l'acqua. Però era immobilizzato dalla paura. Si rifiutava categoricamente di andare da solo. Allora il padre ha deciso di guidarlo in videochiamata. Lui si é sentito protetto, al sicuro. È riuscito ad andare in cucina da solo. Per lui suo padre, é il suo eroe. Ricopre un ruolo fondamentale, essenziale per lui.

La dottoressa dice sempre che é stato fortunato ad avere noi come genitori. Intervenendo subito, e sostenendo il bambino. Diversamente, non avrebbe potuto raggiungere i traguardi che ha invece superato. Ha fatto passi da gigante. Entusiasti e fieri, noi, non possiamo far altro che continuare a dargli tutto l'amore possibile, a stimolarlo, ad ascoltarlo e a stargli vicino. Continueremo a non arrenderci. A combattere insieme a lui, giorno dopo giorno. E tra un progetto e l'altro, sono sicura che mio figlio spiccherà il volo!

Per il momento, accettiamo il suo rifiuto a colorare, infondo, non alimenta la sua creatività!

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