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Tutti contro Silvia



Poco più di una settimana fa Silvia Romano ha fatto ritorno a casa. L'accoglienza però non é stata totalmente calorosa. Infatti più che abbracci, Silvia Romano ha ricevuto insulti e minacce.

In 24 ore le sono stati scagliati contro i più letali veleni.

Liberata dal rapimento in Kenya e condannata dagli italiani.

Fin dal momento in cui é scesa dall'aereo é stata protagonista di una gogna mediatica, ancora non si capisce se tutto l'odio che le sputano addosso sia dovuto al fatto che si sia convertita all'Islam o al solo fatto di essere donna.

La sua conversione all'Islam é stata messa in discussione,o meglio ha messo in discussione la liberazione stessa di Silvia. Se islamica forse avrebbe fatto meglio a rimanere ostaggio dei terroristi(?).

Silvia é stata criticata e disprezzata per la veste che indossava, “un insulto all'Occidente”. Per il suo sorriso smagliante, troppo felice di tornare a casa (?). La cosa assurda é che dai Servizi Segreti l'unica notizia fatta trapelare e con un rumore assordante é stata proprio questa: la sua conversione religiosa, e il cambio nome da Silvia a Aisha.

Silvia Romano é stata al centro di polemiche ma anche di bufale. Una in particolare che la vede correre nuda per le strade di Bologna. Quel video in realtà risale al 2017 e a correre nuda é una ragazza di 27 anni per via di un esperimento sociale, niente a che fare con Silvia Romano. Eppure, é stata messa al centro e usata come bersaglio. Ha ricevuto lettere minatorie, pesanti avvertimenti sui social. Le é stata data la scorta. È stata prigioniera in Kenya per 18 mesi, per poi ritrovarsi ostaggio del suo stesso Paese soprattutto da chi avrebbe dovuto proteggerla, farla sentire al sicuro. Ma é proprio da quelle persone che sono arrivate dichiarazioni shock, come ad esempio dal deputato della Lega Alessandro Pagano, che ha definito Silvia Romano "la neo-terrorista", fortunatamente in molti hanno preso le distanze dal suo inappropriato commento e hanno ripreso il deputato.

Ciò non toglie che Silvia non é ancora libera.

Molti hanno sostenuto che l'accanimento nei suoi confronti é alimentato dal fatto che lei sia donna. Laura Boldrini dopo aver mandato un abbraccio a Silvia e ringraziato chi ha contribuito alla sua liberazione, ha condannato questi comportamenti inopportuni e deplorevoli, sottolineando che il problema principale di Silvia riguardi il suo sesso:

"Questo trattamento per fortuna - ha dichiarato l'ex Presidentessa del Senato - è evitato ad altri connazionali finiti rapiti e sembra convertiti. Perché questo accanimento contro Silvia? - si è domandata Boldrini -, perché è donna e cooperante, basta essere donna per finire in questi meccanismi. Questa si chiama misoginia, è un problema che il Paese non ha affrontato. Per questo rivolgo un appello a tutte le forze politiche perché si dissocino e contrastino questo odio".

Un trattamento diverso infatti l'ha ottenuto Luca Tacchetto liberato insieme alla sua fidanzata, i due volontari furono sequestrati a Burkina Faso nel dicembre del 2018 per poi essere liberati nel 2020. Fortunatamente Luca non dovette affrontare alcuna gogna mediatica, non fu una caccia alle streghe. Nessuno ebbe niente da ridire riguardo la sua liberazione e la sua conversione all'Islam, perché lui come Silvia si é convertito alla religione dei terroristi, ma tutto rimase in un silenzio assoluto.

Come Luca, anche Alessandro Sandrini finì sotto sequestro delle milizie jihadiste al confine tra Turchia e Siria per due anni e mezzo e liberato nel 2019. Anche lui convertito all'Islam, anche la sua conversione non fece clamore.

Silvia Romano viene liberata, ed invece che essere felici per il suo ritorno a casa, gli italiani si focalizzano sulla sua conversione religiosa. Ma perché non é stato lo stesso per Luca e Alessandro? Ovviamente non meritavano di essere riempiti di odio, ma neanche Silvia.

Silvia Melis scrive a Silvia Romano: "Hanno odiato anche me perché mi ero mostrata alle telecamere ripulita, in ordine, hanno dubitato della prigionia. Tranquilla, Silvia poi si dimenticheranno anche di te".

Silvia Melis venne rapita in Sardegna nel 1997, venne insultata e persino accusata di essere complice dei carcerieri. Forse perché ha osato sorridere dopo la sua liberazione, o perché si é mostrata pulita e ben curata.

O forse, le due Silvia hanno sbagliato. Non sarebbero dovute tornare vive. Da morte avrebbero avuto più sostegno.

Viviamo in un Paese assolutamente misogino, ma anche meschino che non gioisce per chi torna nella sua patria sano e salvo, ma anzi, non perde tempo per sputare sentenze e cattiveria. Il covid19 avrebbe dovuto renderci migliori, in realtà ha solo esaltato il nostro essere miserabile.

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