Cerca

Una vita a metà

Mi sento pronta a diventare madre.

Immagino già la mia vita che ruota intorno ai miei figli.

Ogni tanto ci fantastico su. Vedo me, mio marito, e quei marmocchi vivaci che non ci lasciano dormire la notte. Che combinano guai in casa. Mi teletrasporto in quella realtà. Riesco a sentirne persino la felicità.


Mi sposo. Ho trovato la persona con cui voglio condividere il resto della mia vita.


Io non voglio perdere tempo. Voglio subito un figlio che completi il nostro nido d’amore.

Lui, preferisce aspettare.

Non sono del tutto d’accordo. Ma lo assecondo. Tanto, abbiamo ancora tempo.


Passa qualche anno e finalmente iniziamo a provarci. E riprovarci. E riprovarci ancora, e ancora.

C’é qualcosa di strano. Non pensavo che ci avremmo messo tutto questo tempo. Ed invece, gli anni passano ed io non riesco a rimanere incinta.


Diventa la mia ossessione. Ogni volta che deve arrivare la mestruazione io spero che non arrivi. Ad un ritardo gioisco e spero che sia finalmente la volta buona. Invece, il ciclo arriva sempre.

Inizio a farmi visitare da diverse ginecologhe. Provo di tutto. Mi sottopongo a qualunque esame possible.

Una delle tante ginecologhe mi prescrive una cura ormonale. Mi rassicura.

La probabilità di rimanere incinta con questa cura aumenterebbe. Non mi tiro indietro.

Con tutta la speranza possibile inizio la cura. Ma neanche quella funziona.


Non capisco. Cosa c’é che non va in me? Dalle analisi non risulta niente. Anche mio marito si é fatto visitare. Ha più spermatozoi del normale. Allora perché non riusciamo ad avere un figlio?

Queste domande mi tartassano. Non trovano risposta. Ed io mi sto fissando. Me ne rendo conto. Ma non mi do pace. É un desiderio troppo forte.


A distanza di tempo rimango incinta. Rimango quasi stupita. Non me lo aspettavo.

Faccio tre test di gravidanza. Voglio essere sicura.

Spruzzo gioia da tutti i pori.

Chiamo le mie sorelle, mia madre. Mi confido con le mie amiche e le mie colleghe.

Sono incinta! Mi sembra un sogno.


Allora non c’é niente che non va in me.


Mi faccio visitare da una nuova ginecologa. Sono al terzo mese di gravidanza. Per la ginecologa sono a rischio. Quindi decidere di mettermi in malattia. Ho iniziato un corso da OSS. A breve dovrei iniziare il mio tirocinio. Mi hanno proposto di farlo nel reparto di ostetricia. Vedrò i bambini nascere! Vedrò il dolore e la gioia di partorire.


Mi sento finalmente appagata. Soddisfatta.


Mio marito si stranisce. Sono passati tre mesi e ancora non ho fatto nessuna ecografia. Cambio ginecologa e me ne faccio prescrivere una.

Sono nella sala entusiasta, frenetica, con mio marito che mi tiene la mano. Gel appiccicoso e freddo sul mio addome. Poi, le strazianti parole della ginecologa che con la sensibilità di un orco mi dice che non c’é alcun battito. Il feto é morto da almeno una settimana. Ed io, sono a rischio di setticemia. Mio marito mi guarda e scoppia a piangere.

Io, sprofondo in un lago di lacrime.

Prendo le mie cose e vado via.


Sono senza parole. Immobilizzata. Sconvolta. Immersa in un dolore atroce. Piena di rabbia.

Non sta succedendo davvero.


Ho avuto un aborto interno. Non me n’ero accorta. Non riesco a dirlo a voce alta. Mi sembra di vivere in un incubo. Tremo. Non smetto di piangere. Niente ha più senso. Non ho voglia di fare nulla. Voglio solo stare al buio e richiudermi in una bolla.


Oggi, devo espellere il feto. Sono uno zombie che cammina. Senza meta e senza forze.

Mio marito é con me, che mi tiene la mano e mi sostiene.

Sono davanti alla sala. Scoppio come un fiume in piena.

Non mi sembra vero. Non voglio che sia vero.

É così irreale.

Mi sento come se mi avessero strappato il cuore e l’avessero fatto in mille pezzi.

Sono distrutta. Completamente abbattuta.

Mio marito é lì fuori che mi aspetta. Mi abbraccia forte. So che é dura anche per lui. Ha lasciato da parte tutto il suo dolore per occuparsi di me.

Rimango lì per altre due ore. Ore interminabili e infinite.


Poco dopo avrei dovuto iniziare il mio tirocinio. Non volevo più farlo. Non mi interessava più di diventare OSS. Niente aveva alcun senso.

Mio marito e mia madre cercano di spronarmi, di tirarmi su e di darmi forza.


Decido di andare avanti. É una brutta cicatrice che ogni tanto si riapre, ma che fa sempre parte di me.

Sono davanti al reparto di ostetricia. É il primo giorno. Vedo i primi bambini e scoppio in lacrime.

Ci sono tutte quelle donne incinta. Felici come lo ero io.

Le assisto nel loro travaglio, nel momento del parto.

Le guardo e penso che a distanza di mesi sarei dovuta essere anch’io con quel pancione enorme, con le doglie, con quel camice orrendo. Io volevo essere come loro. Con tutte le ansie, le paranoie, i dolori. Le vedo partorire e dare alla luce delle meravigliose creature.

La stessa meravigliosa creatura che avrei dovuto mettere al mondo io.


Non le guardo con invidia. Ma con tristezza. Con lo sconforto che solo una donna che non riesce ad avere figli può capire.


Due settimane di tirocinio. Le peggiori della mia vita.

Non c’é stato giorno in cui io non abbia pianto. In cui non abbia maledetto quel giorno.


É come se mi mancasse qualcosa. Un vuoto incolmabile. Una parte di me che é andata via e che non tornerà mai più.


Dal trauma mi é venuta una forte orticaria. Mi hanno prescritto il cortisone. Sono gonfissima. Ma non mi importa, non mi importa di niente. Mi sento vuota. Persa, spaesata.


Ma l’idea di avere un figlio non la abbandono.


Passano due mesi dall’aborto spontaneo.

Mi eseguono il raschiamento uterino. Dicono che quando l’utero é pulito le possibilità di rimanere incinta sono maggiori. Provo l’ennesimo tentativo. Neanche quello funziona. Non funziona niente.


Mi sono sentita sbagliata. Meno donna. Impotente.


Ma, continuo la mia vita anche se delusa. Mi ero illusa all’idea di diventare madre.

Il mio sogno é stato distrutto senza alcun motivo.


Ancora non ho abbandonato l’idea del tutto. Puntualmente ad ogni ritardo ho sempre la speranza di essere incinta.

Non sono più ossessionata come prima ma, il desiderio é sempre forte.


É un dolore terribile, indescrivibile. Difficile da comprendere se non lo vivi.



79 visualizzazioni

©2020 by Il nostro blog. Grazia Scano