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Zehra Berkel: vittima di un sistema macabro



Nemesi oggi vuole dare spazio a Zehra Berkel


Zehra Berkel era un’attivista per i diritti delle donne.

Una donna forte e coraggiosa, coordinatrice del movimento femminile Kongreya Star, confederazione di organizzazioni femmina a Rojava, in Siria.


Non permettete che Zehra sia morta invano


La notte del 23 giugno, nell’attacco via drone dello Stato turco al villaggio di Helence, alla periferia di Kobane, Zehra é stata uccisa.

Lei come tante altre donne ha lottato, ha resistito alla cultura misogina e meschina che impedisce alle donne siriane di esistere. Ha creato una vera e proprio rivoluzione femminile. Combattendo per ogni donna del mondo. Dandole una voce. Dandole l'importanza che merita.


Senza mai tirarsi indietro. Senza avere paura. Con coraggio ha cercato di cambiare la situazione delle donne in Siria. Nonostante venisse considerata una nemica dai turchi, lei non si é data per vinta. E come se non le importasse ha lasciato la sua impronta in ogni diverso settore.

Dall’economia alla politica, dalle organizzazioni sociale alla sanità, dall’istruzione all’autodifesa.

Lei combatteva per farsi che le donne del popolo curdo potessero essere finalmente libere. Potessero vivere in una società etica, libera e inclusiva.

Una lotta senza eguali. Per poter creare alle donne siriane il loro meritato posto nel mondo.


Lo stato turco l’ha uccisa con colpi di arma da fuoco. L'ha uccisa perché hanno paura di donne così forti, determinate. Odiano la donna. Non vogliono che occupino un posto nel mondo e nella società.


Zehra Berkel non deve essere dimenticata. Perché ha combattuto in nome di tutte le donne.

Perché Zehra Berkel é una di noi e noi abbiamo l’obbligo morale di ricordarla.

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